Sicurezza
«Basta gente senza case I soldi ci sono, stop ai tagli»
Il candidato propone di arrivare a rifiuti zero e alla valenza sociale del riuso Sulle concessioni: assurdo che un barista paghi più di chi ottiene una cava
MASSA. Dieci domande ai candidati sindaci sui temi principali del “governo” della città: prosegue con Nicola Cavazzuti, candidato di Potere al Popolo, l’iniziativa del Tirreno in vista del voto.
1) Parliamo di sanità. Il distretto sanitario di via Bassa Tambura che ospita anche la casa della Saluteconta su spazi ridotti. L’amministrazione uscente ha proposto la collocazione del distretto nell’ex ospedale San Giacomo. Quale la sua proposta? Conferma quell’ipotesi o valuta un’alternativa?
«Il problema della sanità non crediamo possa essere affrontato solamente in relazione alla casa della salute. Il fallimento della politica della salute in Toscana, tendenzialmente votata al privato, è evidente e non si possono mettere toppe, ma va rivista in modo totale. Per questo riteniamo che il problema non sia dove fare la casa della salute, ma quale modello di sanità vogliamo. Se facciamo l’errore che ha portato al Noa, che peserà sulle tasche dei cittadini per altri 19 anni, e non ragioniamo in termini di modello, anche una soluzione che ci può apparire ottimale si rileverà fallimentare. Per questo proporremo alla Regione di rivedere l’impianto generale della gestione della sanità».
2) Raccolta differenziata e porta a porta. Pensa di estendere, ridisegnarla, superarla? Illustricomunque la sua proposta in materia di rifiuti
«L’obiettivo è Rifiuti zero e quindi l’estensione su tutto il territorio della raccolta differenziata. Riduzione, riutilizzo, riciclo, queste le parole chiave fondamentali. Vogliamo quindi incentivare l’uso dei prodotti senza imballaggio anche attraverso premialità, creare centri per il riciclo e il riuso, che portano con sé importanti risvolti anche sociali, e soprattutto vogliamo rivedere l’organizzazione del ciclo dei rifiuti: siamo per un’azienda municipalizzata unica nella provincia che ottimizzi i processi, garantisca livelli occupazionali coerenti con il servizio pubblico e che chiuda la gran parte del ciclo dei rifiuti in loco anche attraverso innovazioni nel campo dello smaltimento. Crediamo che l’idea di Rete Ambiente sia un capitolo chiuso».
3) Cave: manca il regolamento agri marmiferi. E’ tra le priorità?
«Il settore del lapideo, anzi delle attività estrattive visto che sul nostro territorio si trasforma quasi niente, necessita di un regolamento immediatamente, anche nell’attesa della legge regionale. Occorre porre un punto fermo sulla protezione ambientale, anche con la chiusura dei siti più impattanti, sulla garanzia di lavoro sicuro, sulla legalità e sull’osservanza delle norme e prescrizioni. Con opportune azioni la tenuta occupazionale sarebbe garantita anche con la chiusura di siti escavativi con forte impatto ambientale. Di particolare attenzione dovrà essere l’impatto su sorgenti: Il nostro territorio è un bene comune e non può essere “regalato” a pochi. Per tutto questo abbiamo già proposto un osservatorio sul settore lapideo».
4) Il teatro Guglielmi è sotto sequestro e l’autorità giudiziaria ha chiesto un nuovo certificato diprevenzione incendi. Quali saranno i primi passi della sua amministrazione per la riapertura e perl’organizzazione della stagione teatrale
«Crediamo si debba intraprendere un’azione definitiva. Si sono rotti, secondo noi, delle relazioni tra amministrazione e organi di controllo che solo l’intervento di una parte terza può risolvere. Crediamo che molto di quello che viene imputato possa essere risolvibile con interventi ordinari. Continuare ad avere il Teatro chiuso significa perdere un punto di riferimento culturale per l’intera provincia, visto che anche il Teatro Animosi è in situazioni simili. Il rapporto con Toscana spettacolo deve continuare ed essere implementato attraverso una programmazione parallela».
5) Decoro, arredo urbano e verde. I cittadini chiedono manutenzione e valorizzazione degli spazi verdi. Quali sono le sue proposte?
«Occorre capire che quegli spazi sono beni comuni e in quanto tali devono essere trattati, non tanto per il decoro ma per la dignità dei luoghi che sono elemento sociale. Un luogo non abbandonato, il suo mantenimento significa anche luogo frequentato e quindi il degrado si allontana. Anche il regolamento del verde deve essere seriamente rivisto. Abbiamo molte aree verdi e i vincoli di bilancio “impongono” politiche di taglio alle spese. La nostra posizione intanto è che in caso di emergenza sociale quei vincoli possono essere violati, ce lo dice la Costituzione e recenti sentenze lo hanno confermato, e quindi noi siamo disposti a seguire quella strada. Ad esempio troviamo irrealistico che una barista paghi per il suolo pubblico, che gli viene concesso per far sedere i propri clienti, 2000 volte di più di quanto paga un concessionario di cava per lo stesso spazio»
6) Tutti dicono che bisogna fare crescere il turismo e “allungare” la stagione balneare. Come pensa concretamente di riuscirci?
«Occorre pensare in termini di Turismi. Il nostro clima, il nostro territorio, le nostre peculiarità ambientali ci permetterebbero di allungare di molto la stagione turistica. Occorre però immaginare che tutto il territorio deve essere coinvolto, che non si può fare turismo moderno solo con il mare, che l’ambiente deve essere curato in modo particolare per poter essere attrattivo. Potremmo sfruttare il tratto di via Francigena come motore di attrazione e riuscire, attraverso un’adeguata ricerca fondi, a realizzare il parco fluviale del Frigido che possa concretamente collegare il mare con la Montagna. Avere la capacità di promuovere tutto questo nelle sedi e nei luoghi opportuni, il turismo è un’industria ».
7) Ha un piano per fare sì che Massa contribuisca nel suo piccolo a ridurre le emissioni di Co2? Ce lo può sintetizzare? E, in proposito, ha un’idea di come incentivare il trasporto pubblico e ridurre iltraffico su gomma?
«Prima di tutto occorre ripristinare il controllo sulla qualità dell’aria .Incentivare il trasporto pubblico urbano attraverso la ricontrattazione dei kilometri che la regione ci ha assegnato e convincere la regione stessa che la gara unica regionale è un fallimento. La revisione del Piano Urbano del Traffico, tra l’altro quello attuale è scaduto, per ridisegnare i flussi. Collegato a questo un progetto integrato di mobilità su bicicletta e la creazione di progetti di “pedibus” per le scuole».
8) Il castello Malaspina: quali progetti per valorizzarlo e sfruttarne le potenzialità tutto l’anno?
«E’ una delle peculiarità del nostro territorio e che, ad essere onesti, in questi ultimi anni ha avuto una sua caratterizzazione e una buona attività. Bisogna farne un luogo di cultura, anche con mostre Per gestirlo, governo permettendo, potrebbe essere utilizzata parte della tassa di soggiorno che a quel punto non verrebbe percepita come semplice balzello, ma come contributo per il territorio».
9) Il nodo erosione è un problema chiave, come pensa di farsi valere in Regione?
Sicuramente non bisogna peggiorare la situazione e per questo abbiamo molti dubbi sul nuovo progetto sul porto di Carrara; i dragaggi nel fiume Magra hanno ridotto l’apporto di materiale e i ripascimenti di questi anni si sono rilevati fallimentari, così come poco efficienti le barriere realizzate. Ragionare assieme di progetti credibili, magari complessi, che portino tutti a rinunciare a qualcosa per raggiungere l’obiettivo. Si parla oggi anche di ecodragaggi, siamo pronti a discuterne».
10) Le bonifiche procedono a rilento, come pensa di riuscire a dare un’accelerata?
«Il progetto di caratterizzazione della falda ci dicono che dovrebbe essere operativo e che la Sogesid, società del ministero, dovrebbe a breve iniziare i lavori. Occorre aprire un contenzioso per capire effettivamente e definitivamente chi ha inquinato e quindi farsi carico del costo della bonifica. Non ci è piaciuto come si è chiuso il contenzioso Comune-Farmoplant e le aree inutilizzabili della nostra zona sono lì a ricordarcelo. Proponiamo un comitato popolare di controllo sulle procedure di bonifica abbinato ad una indagine epidemiologica su tutto il territorio: siamo convinti che ci sia una correlazione diretta tra inquinamento e tumori che potrebbe far aprire una class action».
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