Proteste
Apre a Carrara il museo per Michelangelo
La genesi delle opere. E i viaggi alle cave apuane che lo fecero grande, inaugurato il museo Carmi
CARRARA. Per arrivare a villa Fabbriccoti, sede del museo Carmi, dal centro di Carrara in macchina ci vogliono cinque minuti. A piedi un po’ di più ma è un percorso più che fattibile (non è un caso che la prossima settimana sarà questo il percorso della Marble marathon formato famiglia).
Nel tragitto si incontrano, proprio sotto la strada, le caprette. Varcando il cancello della Padula si scopre una meraviglia.
Un’oasi verde. La degna cornice di un museo attraverso il quale Carrara si riprende il “suo“ Michelangelo e si pone come degno interlocutore nei circuiti artistici espositivi nazionali e internazionali.
Sì perché la prima cosa che colpisce del museo Carmi è proprio il cambio di passo, quello finalmente portato a termine (dopo un lungo percorso avviato con le precedenti amministrazioni) dalla città.
La storia della villa Fabbricotti parte da molto lontano. Ed è particolare, proprio come il parco che la ospita. Una dimora ottocentesca che, negli anni (fino agli inizi del 1950) ospitò gli sfollati. Poi le porte e le stanze si chiusero per un lunghissimo periodo. Già l’amministrazione Giulio Conti ne progettò il rilancio. Il progetto si strutturò con il sindaco Zubbani. Nel 2010 partì il restauro: un lavoro atteso per anni e che la città adesso saluta con l’entusiasmo che le appartiene.
Il sindaco Francesco De Pasquale parla di Risorgimento e l’assessore Federica Forti sottolinea la grande fatica che ha portato alla riapertura del museo, la nuova villa Fabbricotti si presenta da sola. Con il suo restauro elegante (gli arredi sono dello studio Zot) e con le meraviglie che accolgono il visitatore. In mezzo al verde. A cinque minuti dal centro città.
Un museo di Michelangelo, senza opere di Michelangelo. È vero. Il Carmi è un museo diverso. E di Michelangelo qui, nelle stanze di villa Fabbricotti, si percepisce il legame a doppio filo che ha avuto con Carrara e che ha reso la città del marmo e le sue cave famose e immortali.
C’è un particolare che colpisce. Una cartina che riproduce, sulla base di documenti storici, i viaggi di Michelangelo per il marmo. Le linee che uniscono Carrara a Firenze e a Roma sono moltissime. Decisamente meno quelle con Pietrasanta. Quasi nulle dalle altri parti d’Italia.
Un punto d’orgoglio. Michelangelo e il marmo parlano carrarese. Partendo da qui si può trovare la chiave di lettura di un museo che accoglie il visitatore con un Mosè a scala 1 a 1. Una riproduzione, ma il marmo chi entra ce lo ha negli occhi, lo vede in quelle cave che si stagliano dietro al museo.
Si sale al primo piano e si scopre il genio: 89 anni di vita riassunti nelle stanze che raccontano le opere più importanti. Con il prospetto di Palazzo Farnese e l’ologramma del David che gira, come un carillon. Ci sono le opere ispirate a Michelangelo: anche la plasticità di un nuodo firmato Robert Mapplethorpe.
A pian terreno del museo ci sono le estemporanee. La collezione dei gessi Lazzerini è una meraviglia. Un tripudio di scultura. Di arte e di bellezza.
Si scendono alcune scale e il filo rosso della bellezza resta intatto. Perchè qui c’è l’imponenza del Michelangelo, quello dei film. Quello del genio di Konchalosky, che vive nelle foto di scena - suggestive - e nei costumi riprodotti nei minimi particolari. In una teca c’è l’abbigliamento di un cavatore, quello utilizzato nel film: c’è perfino il cappello con le candele, la bugia che una volta si usava per andare al monte, a piedi, all’alba.
Ci sono i primi piani di Enrico Lo Verso, il Michelangelo della produzione Sky. E c’è il docufilm del dietro le quinte di questo lavoro che il prossimo anno uscirà sugli schermi.
Un piccolo museo tre piani di 350 metri ciascuno, immerso in dodici ettari di parco.
Un piccolo museo per un grande genio. L’omaggio di Carrara a chi ha contribuito a rendere il suo nome e le sue cave famose in tutto il mondo.
Michelangelo vive qui. Perché quel legame con Carrara è ancora vivo. È esclusivo, proprio come la sua arte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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