Il Tirreno

«La “riforma” degli infermieri sarà concordata con i lavoratori»

«La “riforma” degli infermieri sarà concordata con i lavoratori»

Chiara Pini, direttrice dipartimento infermieristica: «Al Noa situazione particolare per la sua storia» «Domande di trasferimento precedenti al progetto, per questo abbiamo deciso di intervenire»  

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MASSA. «Dobbiamo ancora sottoporre a lavoratori e sindacati il progetto per la riorganizzazione del lavoro degli infermieri e siamo già finiti sui giornali. Siamo un po’ stupiti», ammette Chiara Pini, direttrice del dipartimento infermieristico Usl Toscana Nord Ovest.

La rivoluzione sta arrivando, ma non proprio domani o dopodomani. Entro il 2020. Gli infermieri del Noa dovranno diventare “tuttologi” e passare dalle attuali specializzazioni in sala operatoria, operando in un settore solo ad esempio “ginecologia” o “medicina generale”, a una rotazione delle figure professionali in tutti i settori. Con conseguenti aggiornamenti professionali, rivisitazione dei turni e del modo di lavorare.

I sindacati si sono opposti, argomentando che si tratta di una riforma calata dall’alto e che comporta il rischio di disperdere le professionalità accumulate in questi anni. Proprio per questo, sostengono, 40 dipendenti su 57 del personale infermieristico hanno chiesto il trasferimento dal Noa. Una ricostruzione che non torna a Pini.

«Intanto non si tratta di 40 lettere di trasferimento - sostiene la direttrice - ma molte meno. Inferiori a 30. Ma soprattutto si tratta di richieste di trasferimento precedenti al progetto che stiamo mettendo in campo. Sono state proprio queste lettere per noi a fare da spia a un problema e a spingerci a immaginare una riforma dei ruoli e dei compiti come quella in questione».

In pratica, secondo l’azienda, la situazione del Noa è una sorta di anomalia e andrebbe risolta. Sarebbe infatti diversa dagli altri ospedali dell’Usl, dove l’organizzazione del lavoro degli infermieri prevede già la rotazione nei vari settori. «Serve sia per riequilibrare il lavoro sia per garantire una maggiore flessibilità all’interno dei reparti, per non creare sovraccarichi e avere a disposizione figure eclettiche. Si tratta comunque di un percorso che dobbiamo concordare, appena all’inizio».

Secondo Pini il problema è dovuto alla natura particolare dell’ospedale apuano. «È nato dalla fusione di più strutture, dove le specializzazioni di provenienza erano più marcate. In questi primi anni di lavoro c’è stato un gran da fare e ora stiamo cercando di arrivare a una migliore distribuzione del lavoro. Può capitare che ci siano infermieri che si trovano con carichi molto gravosi e altri con meno impegni - spiega - e questa è una segnalazione che arriva proprio da loro».

I sindacati però lamentano altri due problemi: il primo è che la riforma colpisce indiscriminatamente sia gli strumentisti che i circolanti. Il primo è quello che passa i ferri al medico, i secondi sono quelli che girano per la sala a scegliere i materiali e i presidi necessari per l’operazione.

«In realtà - ribatte Pini - questo percorso coinvolgerà soltanto i circolanti e non i cosiddetti ferristi». I sindacati sostengono che i circolanti hanno già comiciato a ruotare. «Sì, ma per alcune richieste volontarie - spiega la direttrice - per imparare delle tecniche specialistiche». Anche Usl conferma il tavolo dell’11 giugno come primo incontro con le parti. «Non è nel nostro interesse forzare nessuno né avere lavoratori scontenti. Abbiamo intenzione di aprire un confronto, non di imporre qualcosa».

Libero Red Dolce

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