Sicurezza
Infermiere “tuttologo”, no dei sindacati
Rivoluzione in sala operatoria: addio alle specialità. E per protesta in 40 chiedono di essere trasferiti dal Noa
MASSA. Una rivoluzione. Arrivi al lavoro, come ogni mattina, e per te cambia tutto. Cartellino da timbrare, “divisa”, turni, ma un modo di organizzare l’attività completamente nuovo. Così se per anni - l’esempio può chiarire il concetto - sei entrato in sala operatoria e hai affiancato l’ortopedico, adesso tu, infermiere, ti metti in gioco e affianchi il chirurgo in qualsiasi tipo di intervento. Dalla ginecologia, all’oculistica, dall’ortopedia alla cardiologia. Una rivoluzione, appunto, un cambiamento che - spiegano i sindacati - la direzione sanitaria «cala dall’alto». Mettendo a rischio - aggiungono - l’elevato standard di professionalità e - conseguentemente - di servizio garantito al cittadino. Alla proposta il personale di sala operatoria risponde picche: su 57 infermieri, 40 prendono carta e penna e formalizzano una richiesta di trasferimento dal Noa. Una forma di protesta a cui, ieri, si accompagna una assemblea: i lavoratori e i tre sindacati fanno il punto sull’organizzazione del lavoro attuale e sui possibili mutamenti.
E il risultato è l’invito all’azienda a fare il passo indietro, a non chiedere agli infermieri di ruotare da una specialistica all’altra, a sposare la logica del confronto.
Una prima rotazione - spiega Valerio Musetti, segretario Cgil Sanità - già è stata fatta perché qualcuno da una specialità all’altra è già stato spostato: «In sala operatoria con i chirurghi, ci sono - entra nel tecnico - due infermieri. Uno è il ferrista, l’altro è il circolante». Il primo affianca il medico che sta eseguendo l’intervento e - per semplificare - passa i ferri, l’altro si sposta in sala per scegliere i materiali e i presidi necessari per l’operazione. Presidi che - garantisce Musetti - variano da intervento ad intervento, da specialità a specialità. Operare al fegato o all’anca - per tradurre - richiede strumentazioni e materiali, e non solo competenze, diversi.
«L’azienda - prosegue Musetti - ha già provveduto a far ruotare i circolanti». Una scelta quella di “superare” le specialità che secondo la Cgil mette a rischio, o comunque non valorizza, «l’alta professionalità che il personale, nonostante le difficoltà e l’organico ridotto, da sempre assicura».
Perché - sottolinea la Uil che per prima ha lanciato l’allarme - la vita in corsia non è facile: «Sono mesi, se non anni che - scrive Claudio Salvadori, segretario provinciale della Uil Fpl - chiediamo tavoli e incontri con la dirigenza per iniziare ad affrontare i problemi che riguardano le eccessive reperibilità, ormai raddoppiate rispetto a quelle previste dal contratto e che sono solo 6, affiancamenti che mettono il personale a disagio, turn over praticamente assente, infermieri utilizzati in ogni reparto, trasformati in “tuttologi” che, secondo l'azienda sanitaria, dovrebbero essere capaci di confrontarsi con qualsiasi specializzazione». Salvadori dice no alla figura dell’infermiere «universale» come lui stesso lo definisce. No secco quello della Uil alla riorganizzazione delle sale, così secco che il sindacato non esclude la possibilità di denunciare l’azienda sanitaria. Battaglia aperta, ma anche disponibilità al dialogo con l’impegno dell’azienda, ottenuto dalla Uil, ad un tavolo per l’11 giugno.
Non è più blanda la posizione della Cgil: «Il personale del blocco operatorio - ricorda Musetti - ha subito importanti cambiamenti a partire dalla chirurgia su Carrara ed Ortopedia su Massa. Si sono uniti alla fine del 2015 ( tre sale operatorie di tre ospedali diversi (Massa, Carrara ed materno infantile), con organizzazioni e modalità lavorative diverse. Fino a poco tempo fa, anche se con elevata difficoltà, il personale ha retto la situazione collaborando nonostante le segnalazioni di un clima interno difficile. Ora l’approssimazione gestionale, il calare sulla testa dei lavoratori un nuovo modello organizzativo senza alcun confronto, ha portato ad un punto di rottura con ben 40 lettere di trasferimento. L’assemblea (di ieri ndr) ha definito la necessità di avere un numero di personale infermieristico ed oss adeguato, che nessun professionista possa essere spostato da una specialistica ad altra, che la sicurezza e la tutela, sia del cittadino e che degli operatori, debba essere prioritaria ed ha rifiutato la proposta aziendale».
Tema caldissimo che finisce anche in consiglio regionale con l’interrogazione del capogruppo di Forza Italia Maurizio Marchetti che, sulla questione, chiede un tavolo di confronto: «Se 40 infermieri sui 57 impiegati nelle sale operatorie mi presentassero domanda di trasferimento, a me qualche dubbio sul benessere organizzativo verrebbe. Possibile - si domanda Marchetti - che non sia successo lo stesso ai vertici della Asl Toscana Nord?».
Il capogruppo di Forza Italiachiede inoltre che l’azienda sanitaria attivi un’indagine «di “microclima”lavorativo interno circoscritta all’attività di sala operatoria, prevedendo eventuali revisioni dei modelli organizzativi ».
Chiara Sillicani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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