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Marmettola nei fiumi: nove denunciati

Marmettola nei fiumi: nove denunciati

Procura e capitanerie di porto passano ai raggi x le segherie del marmo. Chiuse quattro imprese e sanzioni salate

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MASSA- CARRARA. Alla procura e alla capitaneria di porto è bastato controllare un campione di sedici delle cinquecento attività legate alla lavorazione del marmo e degli altri materiali lapidei per sentir suonare il campanello di allarme. Praticamente tutte sono state trovate in difetto, con gravi sversamenti di marmettola e rifiuti tossici nei torrenti della provincia apuana. A Massa come a Carrara. Gli impianti visionati dagli inquirenti in queste ultime settimane sono stati quelli al piano. Poi toccherà anche agli altri.

Il pool di magistrati composto dai sostituti procuratori Alberto Dello Iacono e Alessia Iacopini, che ha coordinato la guardia costiera e la capitaneria di porto di Viareggio e di Carrara, ha scoperto molteplici e (in alcuni casi) gravi irregolarità. È emerso che la maggior parte delle sedici attività sottoposte a verifica presenta gravi condotte riscontrate durante il processo di lavorazione del marmo. Sono stati trovati materiali contaminanti quali olii e solventi nelle acque di scarico dei rifiuti industriali liquidi, oltre alla dispersione dei fanghi dalle vasche di decantazione delle acque, sia nei torrenti che nei terreni circostanti. Non solo è stato rilevato pure il non corretto trattamento delle acque di dilavamento superficiale dei piazzali e la mancanza delle prescritte autorizzazioni allo scarico industriale (decreto legislativo 152 del 2006). I titolari delle attività inoltre non tenevano regolarmente neppure i registri di carico e scarico e i formulari per la gestione dei rifiuti liquidi e solidi. Per questi motivi sono state denunciate nove persone, titolari degli impianti, e sono state elevate sanzioni amministrative per oltre diciottomila euro.

Ma il provvedimento più grave è stato il sequestro di quattro aziende, quelle che dopo la visita degli uomini della guardia costiera sono risultate essere le più indisciplinate. Gravi gli episodi di inquinamento nei torrenti che scorrevano nei pressi delle macchine di segagione e dei recipienti di decantazione. La verifica è partita da queste attività a seguito di un lavoro di screening fatto dalle capitanerie di porto. Dove sono state riscontrate delle anonalie è stato deciso di toccare con mano. E l’intuizione si è dimostrata giusta. Ma questo non vuol dire che l’operazione si fermerà qui. Anzi, i controlli toccheranno anche le altre realtà produttive della provincia. A breve.
 

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