Il Tirreno

Botte ai clienti e alle prostitute romene

Botte ai clienti e alle prostitute romene

Tredici persone arrestate e cinque sfuggite alla cattura. Clima di terrore tra i viali di Marina: un turista picchiato a sangue

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MASSA. C’era anche chi spendeva quattrocentocinquanta euro per passare la notte con una delle ragazze del clan Cretu, una famiglia romena che dominava la prostituzione da quattro anni nella riviera apuana. La banda, quasi tutti i componenti erano legati da vincolo familiare, agiva con ferocia e seguiva una gerarchia militaresca. La prima contro chi osava mettere il bastone tra le ruote all’organizzazione: l’estate scorsa, per esempio, a un turista bergamasco che aveva fatto un apprezzamento a una lucciola i boss hanno provocato fratture che hanno richiesto 180 giorni di prognosi. Lo hanno pestato a sangue in tre, immortalati dalle telecamere di videosorveglianza di un negozio di Marina. Ma anche le ragazze che non rispettavano i patti (se invadevano la piazzola di un’altra, per esempio) venivano picchiate. Botte anche se rifiutavano rapporti non protetti con i clienti che richiedevano la prestazione pagando il doppio.

Ci sono voluti cinquanta carabinieri, un elicottero e diversi cani per eseguire le dicotto ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip su richiesta della procura di Massa-Carrara (titolare dell’inchiesta è il sostituto Roberta Moramarco). Tredici delle persone colpite sono finite in carcere o ai domiciliari, le altre cinque invece, al momento dell’operazione Craiova, non erano in Italia e sono ricercate dall’Interpol. Tra le accuse contestate, oltre al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, violenze, pestaggi, furti notturni in appartamenti ed esercizi commerciali. L’operazione ha preso il nome dalla città di provenienza di tutti gli indagati, Craiova appunto, capoluogo del distretto di Dolj di trecentomila abitanti. Da lì nel 2013 è arrivata la prima coppia. Poi il resto dei parenti. Fino a formare il clan. Che affittava case per brevi periodi sulle alture della città (tipo Capanne o Gronda) per abitarci mentre a Marina di Massa prendeva le alcove dove le donne si prostituivano quando il cliente voleva un luogo più appartato.

Ma come detto le attività della gang romena erano diverse. Anche i furti, soprattutto nelle attività commerciali. A ottobre altri componenti del clan erano stati arrestati dopo essere stati filmati da una telecamera mentre spaccavano la vetrina di un bar a picconate per scassinare le slot machine. Anche gli appartamenti venivano saccheggiati nelle notti di attesa al fianco (per modo di dire) delle ragazze. Che spesso erano mogli, fidanzate o conviventi. E, a seconda del potere del loro maschio, dominavano o soccombevano nei confronti delle altre. Una gerarchia parallela. Ma ugualmente feroce: l’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Massa è partita proprio da un paio di aggressioni subite da alcune lucciole da parte di colleghe. Così i militari del tenente colonnello Tiziano Marchi hanno censito la riviera scoprendo che a seconda dei periodi dell’anno c’erano dalle dieci alle trenta prostitute. Tutte di nazionalità romena e tutte provenienti dalla stessa città: Craiova. Ulteriori controlli sulle residenze e sulle utenze telefoniche hanno permesso di risalire agli uomini del clan. C’era anche il padre di una di queste. Poi sono stati gli equipaggi delle pattuglie delle stazioni di Massa e di Marina di Massa a fermare a più riprese i mezzi su cui si spostavano le escort per andare a lavorare. Intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese con telecamere piazzate nei pressi delle residenze hanno permesso di acquisire le prove che hanno portato agli arresti. (d.d.)

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di Redazione web