La protesta
Quando i Fabbricotti dominavano Carrara
CARRARA. Erano gli inizi del XIX secolo quando la famiglia Fabbricotti decise di acquistare alcuni terreni alla Padula, già di proprietà degli Orsolini, una nobile e potente famiglia locale.L’interess...
CARRARA. Erano gli inizi del XIX secolo quando la famiglia Fabbricotti decise di acquistare alcuni terreni alla Padula, già di proprietà degli Orsolini, una nobile e potente famiglia locale.
L’interesse per la zona avanza nel corso del secolo con la continua annessione di proprietà limitrofe, fino a raggiungere le dimensioni attuali. Grazie allo sfruttamento delle cave, la ricchezza della famiglia prospera, consentendo ai suoi membri di imporsi sulla società carrarese dell’epoca, sbaragliando la concorrenza di famiglie come Del Medico, Lazzoni, Monzone: da semplici conduttori a proprietari, i Fabbricotti travolgono il mercato locale poi nazionale, fino ad aprire succursali oltreoceano. Il marmo di Carrara grazie a loro sbarca in America. Il loro nome è ovunque.
Raggiunta la supremazia in ambito commerciale i Fabbricotti avviano una politica di rappresentazione sociale del benessere acquisito, tramite la costruzione di sontuose ville, tra per quali la Padula, realizzata nel 1879 su progetto dell'architetto Vincenzo Micheli, dove andrà ad abitare uno dei personaggi cardine della dinastia: Bernardo Fabbricotti.
La villa risponde perfettamente all’ideale ottocentesco di luogo del ritiro e della quiete, immersa in un parco di nove ettari, all’epoca rinfrescato da specchi d’acqua artificiali e fontane; vi si accedeva tramite un ingresso monumentale sulla strada per il comunello di Sorgnano, realizzato dall’architetto Leandro Caselli. La villa fu realizzata in stile neoclassico, con linee pulite e leggere, i cui richiami all’architettura fiorentina, espressi dalla realizzazione di un finto bugnato che incornicia la parte inferiore dell’edificio, sono evidenti.
In questo luogo una parte della famiglia trascorse lunghi periodi in armonia e serenità, fino alla crisi del 1934 in seguito alla quale l’impero costruito nell’arco di duecento anni crollò. Come accadde agli altri beni, la villa fu acquisita dalla banca e da quel momento si avviò un generale abbandono che trasformò l’edificio sfarzoso e raffinato in un rudere quasi irriconoscibile.
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