Il Tirreno

«Investimenti sbagliati e noi paghiamo»

«Investimenti sbagliati e noi paghiamo»

Lo sfogo di una dipendente che parla di prezzi troppo alti: certo, si mangia bene, ma è spesso vuoto

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MASSA. Susanna Bernardini, delegata sindacale Cgil, dentro Autogrill Bistrot, lavora in questo punto ristoro da sempre, da quando si chiamava Spizzico e c’era la fila, spesso, per portrasi via le pizze formato extra large appena sfornate, oppure per sedersi e mangiarne solo una fetta, prima di ricominciare a lavorare.

«Era un posto diverso- racconta la lavoratrice – Spizzico aveva tutta un’altra filosofia, più simile al luogo per un pranzo di lavoro economico, o alla merenda sfiziosa a poco prezzo durante lo shopping nel centro commerciale. Le pizze erano grandi e soffici, ci potevi affiancare la patatina fritta, l'insalata, la frutta o il gelato; in mezz’ora eri sazio e pronto a tornare a lavoro. Abbiamo perso una grande fetta di clientela da quando siamo diventati Bistrot».

La decisione è della società: un’operazione simile è stata fatta a Milano, dove i Bistrot hanno preso il posto degli Spizzico. Ma Massa non è Milano e dentro il centro commerciale Maremonti, sostengono i lavoratori, il Bistrot non sta funzionando come dovrebbe: «Intanto, abbiamo 200 posti in meno a sedere, perché Bistrot ha ridotto gli spazi, passando da 300 a 100 sedute ai tavoli; la qualità del cibo è molto alta- dice sempre Susanna Bernardini-; cucina express, piatti gourmet, pesce fresco, fritture, il pane appena sfornato in tante varietà e direttamente dal forno, dolci di pasticceria. È ovvio, quindi, che i prezzi siano differenti, il Bistrot è più caro di Spizzico dove si mangiava pizza. Non è più un locale per pranzi di lavoro, ma allo stesso tempo i massesi non sembrano disposti a spendere così tanto, pur mangiando bene, dentro un centro commerciale». I ragazzi, dice ancora Susanna riferendosi ai suoi colleghi, vanno a mangiare dentro il Carrefour, il pomeriggio non c’è più quella clientela che magari, dopo aver fatto la spesa o gli acquisti, si sedeva per un pezzo di pizza. E’ stato un buco nell’acqua purtroppo, che l’azienda non vuole ammettere. Un investimento sbagliato, che oggi noi lavoratori, tutti giovani e perlopiù donne, siamo costretti a pagare. Siamo disposti a ridurci le ore di lavoro, facendo contratti di solidarietà per evitare il trasferimento di 10 colleghi. Speriamo che l’azienda ci ascolti».

Manuela D’Angelo

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