Il Tirreno

Minaccia la ex compagna con lettere dal carcere

di Libero Red Dolce
Minaccia la ex compagna con lettere dal carcere

Le manda lettere con i ritagli dei casi di femminicidio con scritto: «Uccide mamma e figlia e poi si ammazza». In aula la donna racconta di dieci anni di paura e minacce

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MASSA-CARRARA. Il titolo del giornale dice: «Marito uccide moglie e figlia e poi si ammazza». Ed è diretto a lei, sua ex compagna, madre di sua figlia, l’oltraggioso messaggio che segue a commentarla: «Posso farlo anche io, tanto non ho più tempo da perdere».

È una delle tante lettere che questa donna ha ricevuto negli ultimi dieci anni. Hanno avuto una figlia insieme, sono stati una coppia per quattro anni. Lui però «è un uomo irascibile - testimonia lei davanti al giudice - che ha fatto di tutto. La bambina non l’ha mai picchiata, una volta mi mise le mani addosso. Io vivo nella paura, è un tormento continuo».

Lui le manda lettere dal carcere, costantemente. Chiede dei soldi che vuole riavere indietro per dei lavori che avrebbe fatto per la sua ex compagna e per i quali sostiene di non essere mai stato ripagato. Ma accompagna quelle richieste alle minacce. Alcune velate, altre esplicite. Tremende. «Mi diceva che la bambina mi avrebbe osservato da lassù. Se mi dai i soldi ti lascio stare».

L’uomo è a processo per minacce e si trova ancora in carcere, per altre questioni. L’avvocato che lo difende chiede alla donna se ha intenzione di ritirare la querela. Lei crolla, è scossa. Anni di dolore e paura da scaricare in quell’aula, davanti a tanti estranei. La frustrazione di non riuscire a liberarsi dalla paura. Risponde piangendo: «Vorrei che qualcuno mi tutelasse, vorrei essere sicura. Nessuno capisce la pericolosità di questa persona». Ma la querela non vuole rimetterla. Lui continuerebbe in ogni caso. E le lettere dal carcere non vengono controllate né lette, in Costituzione «la libertà e la segretezza della corrispondenza sono inviolabili».

Le richieste di avere del denaro vanno avanti da tantissimo tempo, racconta la donna. «Non so perché me lo chiedesse, ricevevo queste lettere in continuazione. Minacce di morte a me e alla mia famiglia. Avevo paura, tantissima quando le leggevo. Ho ancora paura adesso».

Ma non c’erano state solo le lettere. Quelle sono il modo per fare sentire la sua presenza nonostante le mura che lo bloccano. Prima, quando era ancora libero, aveva preso la figlia un giorno prima che la madre rientrasse dal lavoro. «Lo contattai e mi disse “è mia, non te la ridò”». Lei andò a denunciare alla polizia ma fu lui stesso a presentarmi spontaneamente a casa della ex per riportare la figliola. «E già in quell’occasione mi chiese dei soldi per riaverla».

Un’ombra cupa che aleggia sempre su questa famiglia. In un’altra lettera fa arrivare il messaggio. Anche se è in carcere lui sa. Cosa fanno, dove vanno. «La città è piccola, so dove va la bambina, che scuola frequenta». Lei chiede solo protezione, una via di fuga da questo incubo assillante. Prima che sia tardi.

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