Il Tirreno

Uccisione di Candiani Forno contesta lo storico Frediani

Uccisione di Candiani Forno contesta lo storico Frediani

«Episodio ingiustificabile, ma nella sua ricostruzione non ha tenuto conto della situazione di quei tempi»

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MASSA. I cittadini di Forno in una nota spiegano di essersi ritrovati con «rappresentanti politici anche istituzionali del paese, tra i quali consiglieri comunali, ex assessori, segretari di partito, di ogni colore politico, in una pubblica assemblea svolta il 12 maggio presso il Circolo Arci XIII Giugno, in via Pegollo», e qui «hanno riflettuto sull’articolo di Franco Frediani relativo all’uccisione di Danilo Candiani, avvenuta in paese il 4 maggio 1945, in quanto fu riconosciuto come partecipante all’eccidio nazifascista di Forno. L’episodio - si scrive nel documento - è sempre stato purtroppo presente nella memoria del paese, più o meno nei termini narrati da Frediani, perché fu un fatto pubblico, non nascosto, vissuto da tantissime persone, sul quale non esiste, a nostra conoscenza, documentazione ufficiale, nel senso di relazioni di qualche autorità, ricerche storiche documentarie, registrazioni di testimonianze o interviste. La ricostruzione si è sempre basata su ricordi orali e vissuta come fatto molto tragico, che per come avvenne e per responsabilità di chi, nel senso da chi partì la voce che il giovane fosse colpevole, non è stato mai appurato, esistono solo voci, sentito dire, che non hanno avuto verifiche formali. L’uccisione di Candiani avvenne certo in un modo barbaro e crudele, per esso senza mezzi termini si può parlare di un fatto sanguinario e gravissimo: fu circondato da una folla inferocita, fatta anche da vedove e famigliari dei morti, il giovane fu colpito da tanti, e trascinato a forza sul luogo dell’eccidio, dove arrivò moribondo per le violenze subite, finendo sul greto del fiume. Esiste una voce, probabilmente veritiera, perché diffusa, che sia stato finito con un colpo di pistola, per mettere fine alla sua agonia».

«A Frediani - scrivono i cittadini di Forno - noi imputiamo di non aver contestualizzato i fatti, cosa che la sua qualifica di storico imporrebbe, di non aver tenuto conto della situazione di quei tempi, quando a pochi giorni dalla fine della guerra si respirava ancora il clima di tanta violenza subita. Se lo avesse fatto non avrebbe giustificato un episodio ingiustificabile come certo nemmeno noi vogliamo fare, ma forse avrebbe potuto spiegare come tali fatti siano potuti avvenire, e come sia la guerra capace di trasformare le persone per bene in carnefici. In casi come questo poi è davvero difficile cercare responsabilità precise e personali, la condanna rimane per forza indistinta, anche se indiscussa, non può che essere così. Il fatto poi che il Candiani fosse innocente non può che aggravare il peso sulla coscienza che sicuramente chi partecipò al fatto si è portato dietro per tutta la vita. Frediani però non ha fatto lo storico che spiega, ma più propriamente il giudice che condanna, senza nemmeno tentare di capire, un ruolo che gli lasciamo volentieri e per noi, oggi, solo strumentale a qualche fine. Non può infatti appellarsi ad un indistinto bisogno di verità, in quanto la verità è già stata stabilita da tempo, se mai c’è il bisogno appunto di spiegarla. Viene anche da chiedersi con quali toni Frediani avrebbe riferito del fatto se nella storia della sua famiglia ci fosse il ricordo di violenze, pestaggi, torture, deportazioni e assassinii ed eliminazioni subiti dai fascisti».

E si ricorda: «Forno nella coscienza sociale e politica dell’intera comunità apuana ha rappresentato un paese culla delle idealità sociali più democratiche, accogliente verso i forestieri, solidale, sempre e comunque tollerante. Per esempio anche in quei tempi, dopo il fatto, continuarono a vivere in paese i fascisti, anche repubblichini, senza che mai verso di loro si verificasse alcun episodio grave di intolleranza, né tantomeno di violenza; nel caso purtroppo tutto degenerò per la considerazione di ritenerlo anche un responsabile dell’eccidio, questo il grimaldello da cui si scatenò la violenza, addirittura la ferocia del paese. Lo ripetiamo: assolutamente non una giustificazione, ma un tentativo di spiegazione». E infine: «Da Fornesi rivendichiamo i valori esemplari citati, che ancora presenti e attuali guidano i nostri sentimenti ed il nostro agire sociale, mentre il tragico fatto di Candiani, è un episodio singolo, terribile, che però non rappresenta certo lo spirito della nostra comunità».

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di Redazione web