Gioco
Cade dall’escavatore, ferito operaio
Il 40enne si trovava sul cingolo del mezzo in galleria: ha fatto un volo di quasi due metri e ha battuto la faccia a terra
CARRARA. Era sul cingolo dell’escavatore per occuparsi della manutenzione. Sul cingolo, a un metro e quaranta di altezza.
All’improvviso, a metà mattinata (erano da poco passate le 10 e 30) è scivolato ed è caduto a terra, sbattendo violentemente la faccia nel pavimento della cava in galleria, la numero 172 del bacino di Colonnata, gestita dalla società Fratelli Antonioli.
Sono stati attimi di terrore : Abramo Ricci, quarantenne di Casette, un minuto prima si stava occupando della manutenzione del mezzo utilizzato per escavare il monte. Un minuto dopo era a terra, a faccia in giù dopo un volo di quasi due metri.
I compagni di lavoro che sono arrivati per primi in suo aiuto hanno visto che era cosciente e che, anche se con fatica, rispondeva alle loro domande. Si è subito attivata la macchina dei soccorsi: è stato fatto partire dall’aeroporto del Cinquale il pegaso del 118 per rendere più tempestivo l’intervento e per fare perdere meno tempo possibile al ferito del quale, sul momento, non si poteva capire la gravità delle condizioni.
L’intervento è stato effettuato dagli equipaggi del soccorso cave di Colonnata (infermiere Valerio Rocchi e soccorritore Stefano Baccei) e di Fantiscritti (dottor Fiorenzo Buccella e infermiere Valentino Vallelonga.
Il ferito è stato quindi affidato al Pegaso 3, atterrato al Tarnone, e poi trasportato all’ospedale di Cisanello a Pisa, dove si trova tutt’ora ricoverato per le conseguenze di un trauma cranico e facciale.
Non è in pericolo di vita: sarà trattenuto in ospedale per una settimana, ma le sue condizioni non sono gravi.
Sul luogo dell’incidente, oltre al 118 sono intervenuti i vigili del fuoco e gli operatori del servizio prevenzione e sicurezza dell’Asl che si stanno occupando, anche attraverso le testimonianze dei colleghi di lavoro di ricostruire l’accaduto.
«Facciamo spesso sopralluoghi in questo bacino - dichiara l’ingegner Maura Pellegri dell’Asl - abbiamo sempre trovato tutti con il caschetto e il giubbotto necessari per lavorare soprattutto quando si svolgono operazioni sui mezzi».
«Non è un incidente tipico del lavori di cava, questo era un manutentore - spiega Francesco Fulignani di Feneal Uil - Sulla sicurezza comunque bisogna essere sempre sul pezzo e gli industriali del marmo farebbero meglio a discutere più di questo tema fondamentale che stare a fare i conti sui numeri della sicurezza e delle delegazioni».
Quattordici anni fa in quella cava franò mezzo monte. In quella cava, o meglio a cavallo di due cave bello stesso bacino 14 anni fa crollo mezzo monte. Un boato dopo mezzogiorno il 7 ottobre del 2014. Poteva essere una strage, nel bacino di Gioia, se gli allora 29 operai della cava 172 e i 10 cavatori della 171, ubicate nel canalone di Colonnata, non fossero stati a pranzo. Molti di loro per poco erano scampati al pauroso crollo di marmi informi, scaglie, detriti e terra. Era crollato un fronte di una cinquantina di metri e alto oltre quaranta. Più di 150 mila tonnellate di pietre. All’epoca ci fu solo un ferito, Mario Abramo Ricci allora 34enne, residente a Casette di Massa, dipendente della società Fratelli Antonioli.
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