Il Tirreno

I sindacati nazionali piangono i morti in cava

I sindacati nazionali piangono i morti in cava

Domattina alle 8 Camusso, Furlan e Barbagallo a Marcognano celebrano la memoria dei dieci morti della tragedia del 1911 a Bettogli con una poesia

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CARRARA. Sicurezza sul lavoro, infortuni e salute: sono questi temi al centro delle manifestazioni sindacali per le celebrazioni del 1 maggio. E se i sindacati confederati hanno scelto la Toscana e Prato in particolare come città del corteo principale, non potevano dimenticare di passare a Carrara. Dove il marmo, la sua estrazione e lavorazione hanno chiesto un tributo tremendo di vite umane.

Prima della manifestazione a Prato, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo andranno alle 8 di domani al cimitero monumentale di Marcognano a Torano , lungo il passo delle Alpi Apuane, dove deporranno una corona al monumento ai caduti sul lavoro per ricordare la tragedia avvenuta alla cava marmifera dei "Bettogli" il 19 luglio del 1911, in cui persero la vita dieci persone. Così ricordando la morte dei dieci lavoratori, a Marcognano sarà letta, da parte di Alma Vittoria Cordiviola, una poesia che commemora quella strage del lavoro.

La poesia. Ecco il testo che verrà letta domani mattina.

Sedici anni quel viso che il dolore graffiava; ogni lacrima un solco che mai più svanirà /

"Dimmi, ti prego, chi o cosa ti ha offesa…" Lei sorpresa alzò gli occhi, sciolse il cuore e parlò:/

"Venti anni e il calore di un bacio... e un sorriso…Così l'uomo che amavo al monte salì…/

Aveva gli occhi del bosco che incombe sul mare, il coraggio del falco che il sole sfidò…"/

Ogni muscolo teso a spaccare la pietra, la roccia più bianca che la Luna donò…/

Mille uomini appesi al fianco del monte ... per un grammo di pane che il padrone ci dà…/

Fu un attimo appena, sospeso nel tempo…Lo schianto del monte ogni grido rapì/

Poi polvere bianca, come un bianco sudario, il vento pietoso su ogni corpo posò…/

Il corno suonò ed ogni cuore si spense, e un fiume di pianto alla cava salì…/

Scialli neri, sudati, con l'angoscia nei piedi; sulle labbra quel nome trema e chiede pietà…/

Dieci fiaccole accese sulla strada di casa;una è l'uomo che amavo che mai più tornerà /

Rosso è il sudore che lava la pietra, Nero il destino che tregua non dà…/

Di chi muore strappando un boccone alla vita, ogni volto e ogni nome ricordarti dovrai/



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