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Maxi progetto all’ex Stile bloccato dal Regolamento

Maxi progetto all’ex Stile bloccato dal Regolamento

L’area di via Catagnina di proprietà dei Soldati (imprenditori del marmo di Carrara) piace a un’azienda leader della grande distribuzione. Che promette 30 posti di lavoro

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MASSA. Un grande centro commerciale di un “brand” celebre – come Decathlon, Brico, Conad ... – al posto della vecchia fabbrica di armadietti in metallo? Se ne parla da anni, da un decennio, più o meno. Ma adesso ci siamo, siamo alla svolta decisiva sul futuro della area della ex Stile Italiana – così si chiamava l’ azienda poi diventata Rational (e poi chiusa) – che operava in via Catagnina, nella zona “di bordo”, cioè al confine tra zona industriale e zona commerciale. «Sono pronte 30 assunzioni, ma mancano i permessi del Comune», sintetizza Mario Brancadoro, architetto dello studio Fornaciari&Brancadoro che segue da tempo il progetto di “rigenerazione urbana” proposto dalla Ge.Imm Srl. la società proprietaria dell’area e dei capannoni dove dovrebbe trovare spazio il nuovo centro commerciale.

L’operazione è targata Carrara. La Ge.Imm fa capo alla famiglia Soldati, proprietaria di Gemeg, una delle realtà imprenditoriali del marmo più importanti e dinamiche del territorio (attorno ai 10-15 milioni di eurodi fatturato annuo), che da tempo reinveste i suoi rilevanti utili in diversi settori (i Soldati sono, ad esempio, proprietari dell’hotel Executive di Marina di Carrara).

Sull’area della ex Stile Italiana Ge Imm ha da tempo – dal 2009, epoca del Pucci ter – proposto all’amministrazione comunale di Massa un progetto di rigenerazione e riconversione dell’area che, spiega Brancadoro, non richiede ulteriore consumo di nuovo suolo, ma solo strutture derivanti dalla riconversione degli edifici dismessi. Un progetto del valore stimato di circa 4 milioni di euro che piaceva molto al gruppo Decathlon e non solo. «C’è un investitore leader nella grande distribuzione organizzata – dice l’architetto – che è pronto ad entrare nell'operazione prevedendo, tra le altre cose, il pagamento di centinaia di migliaia di euro di oneri di urbanizzazione da versare nelle casse comunali, l’assunzione di una trentina di nuovi lavoratori, oltre all’indotto che andrebbe a generare, nonché la completa riqualificazione urbanistica ed ambientale di una zona da tempo in stato di abbandono».

La “rigenerazione urbana” di quella zona prevede infatti anche una rotatoria per snellire il traffico creato dal centro commerciale, parcheggi per gli acquirenti, piste ciclabili, percorsi pedonali, verde pubblico.

Tutto, però, è fermo. In attesa dell’approvazione del Regolamento urbanistico. Alcuni anni fa la società aveva proposto al Comune una variante anticipatrice per poter partire con il progetto. Il sindaco Volpi aveva poi preferito attendere il nuovo Regolamento. Che, però, non è ancora stato approvato. Mentre il tempo dell’amministrazione Volpi sta per scadere e le preoccupazioni degli investitori salgono. «Il cambio di destinazione d’uso dell’edificio esistente, a parità di volumi, da industriale a commerciale porterà alla realizzazione di un grande punto vendita. Ma se il Regolamento non verrà approvato, il percorso urbanistico dovrà ricominciare da capo, con tempi lungnhisismi. E il rischio forte è che finirà tutto nel nulla», dice ancora Brancadoro.

La trasformazione di aree industriali in spazi per la grande distribuzione è stata a lungo osteggiata da varie parti politiche e dai sindacati. Oggi lo scambio industria-commercio trovata opposizioni molto più blande. Ma resta il fatto che i progetti di riconversione, come questo, avanzano a passo di lumaca. E in quelle aree a vincere sono il degrado e l’abbandono.

Claudio Figaia



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