Sicurezza
«Marco, in cielo la tua stella brillerà di più»
La straziante lettera della cuginetta di 10 anni La mamma: il mio piccolino non c’è più
CARRARA. «Questa va per te che hai lottato per me. C'è chi ha due genitori, ma tu vali per tre. Per tutte le volte che ho perso la calma tu m'hai dato un'arma, e yo mamma».
Alle 16 e 30 il brusio fuori dalla chiesa di Maria Santissima Mediatrice alla Covetta si ferma. Dal carro funebre esce la bara bianca del 21enne Marco Crea, il giovane alla guida della Lancia Y azzurra che all’alba di sabato scorso si è schiantata contro un muro, in viale Zaccagna spezzando quattro giovani vite.
Partono a volume alto le note di “E io mamma” di Coez. «C’è chi ha due genitori e tu vali per tre” canta Coez. E arriva devastata dal dolore Maria Paola Ambrosini la mamma di Marco. Indossa una giacca della tuta blu. È talmente sfinita che sembra quasi impossibile possa reggersi in piedi. Abbraccia le amiche: «Il mio piccolino, se n’è andato il mio piccolino». Gli amici di Marco le fanno da scudo. La scortano fino al suo posto, in prima fila.
Piange per tutta la messa mamma Maria Paola. Poi trova il coraggio e si alza. Sale sul pulpito. «Non ci sono mai stata qui, vedevo la gente che veniva a leggere. Io non l’ho mai fatto. Lo faccio oggi con questa letterina che la cuginetta di dieci anni ha scritto a Marco». Le parole che legge Maria Paola sono quelle di una bambina: «Sei il mio cuginetto grande che mi faceva sempre divertire, non posso credere che non ci sei più. Da stasera in cielo ci sarà una stella che brillerà più di tutte le altre: quella stella sei tu Marco. Mi manchi, manchi a tutti e non ti dimenticherò mai». Una lettera struggente, «Le parole che vengono dal cuore di una bimba» ha ricordato mamma Maria Paola. Poi l’ultimo straziante pensiero al figlio con le parole che solo una madre può pronunciare: «Marco me ne ha fatte tante, questa è la più grande».
La chiesa, gremita, ha applaudito il coraggio di questa madre distrutta. E fuori sono stati in molti a starle vicino mentre palloncini azzurri e colorati sono stati fatti volare verso il cielo».
A salutare Marco anche gli striscioni appesi lungo il muro della chiesa: le parole di Guccini «Voglio però ricordarti com’eri pensare che ancora vivi» e quelle degli amici. «Dimmi che ci sarà un posto dove poter sognare insieme, che ci sarà un posto dove avremo il diritto e la libertà di ballare e di vivere la musica. Solo allora potremo essere uomini liberi. E come per magia riprenderemo il volo insieme».
È stato un pomeriggio di dolore quello di ieri alla Covetta. Un altro giorno di lutto cittadino dopo quello per i funerali di un’altra vittima della strage di viale Zaccagna, Irene Bellulovich.
E Carrara vivrà una nuova giornata di dolore il prossimo lunedì quando partiranno alla volta dell’Inghilterra le due salme degli ingegneri inglesi vittime dello schianto. Oliver Kemp di 35 anni e Thomas Haycock, 29 anni. I due ingegneri lavoravano allo Yard del Pignone in viale Zaccagna e alloggiavano all’hotel Excelsior di Marina di Massa, avevano chiesto un passaggio a Marco Crea e agli amici per tornare in albergo. Erano da poco passate le tre di notte e non avevano esitato a salire sulla Lancia che, al momento dello schianto, trasportava cinque passeggeri. L’unico che è rimasto illeso è il 21enne Stefano Bozzini, le cinture di sicurezza allacciate lo hanno salvato.
Per Oliver e Thomas non c’è stato nulla da fare. Sono morti sul colpo, proprio come Irene e Marco.
I familiari da alcuni giorni si trovano in città: per loro oltre al dolore l’attesa straziante di dover attendere tutte le procedure necessarie per poter riportare a Middlesbourgh i loro cari. E, come per le altre vittime, in occasione dei funerali, il Comune esporrà la bandiera a mezz’asta in segno del lutto cittadino. Un lutto che travalica i confini e unisce due comunità.
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