Sicurezza
Il gip dice no all’arresto delle maestre
Respinta la richiesta di domiciliari del pubblico ministero Conforti. «Abbiamo filmato i maltrattamenti per tre mesi»
MASSA. Non è stata la richiesta di avocazione dell’inchiesta fatta dall’avvocato Giulio Canobbio - legale delle donne (una maestra e la mamma di uno degli alunni presi di mira dalle insegnanti) che si sono costituite parte civile e rappresentante della onlus, che si occupa di minori, La via dei colori - a far scattare l’avviso di chiusura delle indagini sui maltrattamenti nella scuola di infanzia di Carrara. E lo spiegano il procuratore capo Aldo Giubilaro e il sostituto Alessandra Conforti, titolare del fascicolo, perché: il pubblico ministero ha chiuso l’inchiesta il 27 marzo, mentre la richiesta di avocazione Canobbio l’ha presentata alla procura di Genova il 6 aprile. L’avvocato di parte civile non poteva sapere che la Conforti aveva tirato le somme della denuncia presentata dalle sue assistite e aveva già comunicato alla difesa delle quattro maestre finite nel registro degli indagati - l’avvocato Luca Pietrini - che erano emerse delle prove nei loro confronti. Poi, rispettando la procedura, il 20 aprile aveva annunciato via email (con una pec che ha valore di raccomandata) alla parte civile la chiusura. «Vogliamo chiarire questo punto - spiega Giubilaro - perché sennò sembra che ci siamo decisi a terminare il nostro lavoro solo quando ce lo ha detto la parte civile. Per chiudere un’indagine servono le prove e queste le abbiamo raccolte».
Ma quali sono queste prove? Come anticipato ieri dal Tirreno ci sono dei video. La procura ha fatto mettere dalla polizia delle microtelecamere nell’asilo. Da ottobre a dicembre 2017. E ha raccolto gli elementi che cercava. Nei filmati si vedono quelli che il pm giudica maltrattamenti. «Non orrori», precisa Conforti. E aggiunge: «A nostro avviso comportamenti non consoni a educare dei bambini». Non per il gip che ha bloccato le intercettazioni filmate - rigettando la richiesta di proroga fatta dal sostituto a dicembre - perché ormai le prove che servivano, a parer suo, erano state acquisite e ha detto no (non c’erano gli estremi) alla richiesta di custodia cautelare ai domiciliari per le quattro maestre indagate. Presentata dalla Conforti il 26 gennaio. Un modo per allontanarle dai bambini, dato che la procura non può chiederne la sospensione dal servizio. E le docenti anche ieri mattina erano al lavoro.
Ma il pubblico ministero svela un retroscena che riguarda la prima denuncia fatta dalla collega delle quattro indagate. Nel 2014. Anche in quel caso erano state fatte le indagini ed erano state messe le telecamere. E l’accusa aveva chiesto i domiciliari al gip (non lo stesso giudice di questa volta). Il risultato era stato il rigetto della richiesta di misura cautelare. Confermato anche dal riesame che però aveva definito le docenti inadeguate nei loro metodi. Eppure non era successo nulla. Stavolta, però, la procura è intenzionata ad andare fino in fondo, dato che Giubilaro ha chiamato il dirigente scolastico responsabile del plesso dove sono avvenuti i maltrattamenti. E la prossima settimana il preside sarà nell’ufficio del procuratore capo per essere messa al corrente di quello che è successo nell’istituto.
Adesso la difesa ha venti giorni di tempo per presentare una memoria e spiegare quegli atteggiamenti che gli inquirenti ritengono maltrattamenti da perseguire. (d.d.)
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