Il Tirreno

Oggi in piazza Battisti l’addio a Irene

Oggi in piazza Battisti l’addio a Irene

All’obitorio arrivati i familiari dei due giovani ingegneri inglesi, lo strazio della moglie di Oliver: scoppia a piangere

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CARRARA. Sarà oggi l’addio a Irene Bellulovich, 19 anni, la giovanissima carrarese spirata nell’incidente della notte tra venerdì e sabato. Alle 15 sarà celebrata una cerimonia laica in piazza Battisti. E poi a Turigliano ci sarà la cremazione: aveva solo 19 anni Irene, studentessa impegnata nel sociale come ha ricordato l’Assemblea permanente che di lei ha scritto: «Attenta alle problematiche della nostra città, ha sempre partecipato in prima persona alle iniziative di protesta e di proposta. Anche lei con un unico obiettivo: il bene comune di Carrara e dei suoi abitanti. Una grande perdita per il futuro della nostra città, oltre che per noi tutti».

Il dolore degli inglesi. Le famiglie di Oliver Kemp, 35 anni e Thomas Haycock, 29 anni, sono arrivate ieri dall’Inghilterra per rivedere i loro ragazzi. Entrambi i giovani erano ingegneri, venuti in Italia per un viaggio di lavoro. Erano insomma nel nostro territorio solo temporaneamente, seguivano il cantiere Tengiz nello Yard del Pignone di viale Zaccagna. Thomas era di Middlesborough, nel nord dell’Inghilterra. Si era laureato in ingegneria civile nel 2011, e attualmente lavorava in un’azienda che si occupa di trasporti di carichi pesanti, la F. H. Bertling. I parenti sono stati a vederlo nel primo pomeriggio intorno alle 15, ma sono ritornati verso le 18. «Siamo già stati a vedere Tom stamattina – spiega suo fratello – siamo tornati adesso per prendere accordi per il trasporto e la preservazione del corpo».

La moglie di Oliver Kemp, Melania, vorrebbe che la salma venisse trasposta in un luogo refrigerato. I famigliari di Tom hanno espresso lo stesso desiderio per lui. «È stato molto difficile negli ultimi giorni, a partire da sabato, quando abbiamo avuto la notizia. Siamo partiti da Londra, io vivo lì; è stato un lungo viaggio. Ora vogliamo solo riportarlo a casa», conclude il fratello. Nel tardo pomeriggio non ha difficoltà a parlare, ma nel primo pomeriggio era sconvolto. Il resto della famiglia ha mostrato un dolore composto, ma anche grande dignità, educazione e affabilità. Hanno stretto la mano a tutti i presenti. La mamma di Tom non c’è, è rimasta a casa; loro vorrebbero solo che potesse rivedere il suo viso. Per Oliver ci sono i genitori, il fratello e la moglie, Melania. È lei la più straziata. Al suo ingresso nell’obitorio scoppia a piangere. I genitori sono entrambi in lacrime.

«Sì, veniamo dall’Inghilterra - mormora il padre – vorremmo che questa rimanesse una faccenda privata».

Sarà la San Ceccardo ad occuparsi dell’organizzazione del trasporto, della conservazione delle salme e dei disbrighi delle pratiche, per entrambi i ragazzi.

Le famiglie inglesi hanno avuto costante assistenza dal Consolato britannico in Italia.

Dinamiche ancora da accertare. Ad accompagnare le famiglie è stata Alessandra Di Vuolo della polizia stradale, che chiarisce: «Non abbiamo ancora ricostruito con precisione la posizione dei ragazzi nell’auto. Presumiamo che Stefano Bozzini sedesse sul sedile davanti, dal momento che portava la cintura, ma per ora non possiamo affermare nulla di certo». La magistratura ha predisposto la restituzione di tre delle quattro salme. L’autopsia sarà solo per il conducente della Y blu, il 21enne Marco Crea.

Stefano, il sopravvissuto: “Basta curiosi”. Stefano Bozzini è l’unico sopravvissuto alla tragedia. Alle 14.20 del 21 aprile, Stefano ha scritto su facebook. Voleva far sapere ai suoi contatti che stava bene, rassicurarli: “Io sono qui a casa, praticamente indenne, e le persone in macchina con me non ci sono più” Un messaggio straziante, il suo: “Non so nemmeno come reagire, so solo che non doveva andare così, nessuno meritava tutto questo, spero solo che quando sarete lassù sappiate proteggere tutte le persone a voi care nei momenti difficili, rimarrete sempre nel mio cuore, dico grazie a chi comanda in questo mondo per essere ancora qui, ma non mi capacito della morte di due miei carissimi amici e due sconosciuti”. Stefano rivolge ai suoi amici un estremo saluto: «Riposate in pace, ve lo meritate!».

Ieri, invece, Stefano era stufo. Non ha avuto nemmeno il tempo di riprendersi dallo choc ed è già stanco, irritato delle mille domande che gli vengono rivolte dai curiosi, ansiosi di ricostruire le dinamiche dell’incidente. Affida al social i suoi pensieri: «Questo messaggio si rivolge alle persone curiose che mi hanno aggiunto in questi giorni, alle persone senza tatto». E ancora: «Fate solo del finto moralismo non riuscite a capire la gravità della situazione – tuona Stefano – e avete il coraggio di pretendere di sapere le motivazioni dell'accaduto». E altro ancora. Uno sfogo duro, ma comprensibile. Stefano ha subito uno choc enorme, ha dovuto sopportare la perdita di persone a lui care.

Irene Rubino

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