Il dolore
Elezione del sindaco: è sfida a nove
Volpi: «Nel 2013 ci fu più impegno, risultato buono per ripartire». Menchini: «Consultazioni così solo una perdita di tempo»
MASSA. Nove candidati e la lista dovrebbe essere quella definitiva. Anche se entro quindici giorni, termine per consegnare le liste, qualche sorpresa può arrivare. L’ultimo candidato a scrivere c il suo nome nell’elenco della corsa a primo cittadino è proprio il sindaco uscente Alessandro Volpi. Bizarrie della politica e delle primarie, arrivate infine, dopo una strada fatta di buche e salti, a incoronare il professore come candidato del centrosinistra. Battuta la concorrenza di Simone Ortori, ora si naviga in mare aperto. Dove incrociano in tanti.
I piani futuri del centrosinistra. Si riparte da meno ottomila. Un Everest. Sono i voti che mancano rispetto alle primarie 2013 che portarono poi all’elezione dell’attuale amministrazione. 3.017 elettori per la consultazione di domenica, cinque anni fa furono quasi 11.500.
Nel mentre è successo di tutto, vero. Rottamatori fiorentini ascesi e poi rottamati a loro volta, centrodestra risorto, scissioni nel Pd, tramonto della stagione dei sindaci, feroci tagli alle casse comunali da Roma, Cinque Stelle in forte consolidamento. Cinque anni e già due epoche politiche. Però quegli 8mila mancano comunque.
Volpi dà un’altra lettura. Più rassicurante per sé e i suoi. «Le primarie del 2013 furono preparate a lungo, videro in campo cinque concorrenti autorevoli. Fu una campagna elettorale che durò quasi un mese e mezzo, con più discussione e quindi più curiosità. Queste primarie sono state più rapide e meno coinvolgenti e hanno pagato anche il fatto che fossimo in due in termini numerici».
Un modo per dire che quegli ottomila spera di ritrovarli alle urne. «Non bisogna però dirsi che non ci sono stati errori. La situazione attuale deve essere uno sprone nel rapporto con la gente, per capire cosa non ha funzionato e cosa avremmo dovuto fare meglio».
L’analisi dello sconfitto. Un risultato onorevole contro un avversario più accreditato. Simone Ortori sceglie i social, Facebook, per comunicare le sue sensazioni. Per l’analisi e i ragionamenti, fa intendere, ci sarà tempo. «Queste primarie ci consegnano una sconfitta amara, di cui mi assumo la piena responsabilità, ma anche la dignità di una posizione politica i cui contenuti rivendico con fermezza e fierezza, essa è depositaria della fiducia di cittadini a cui nei giorni prossimi dobbiamo e vogliamo dare una prospettiva». I due proseguiranno insieme, anche se già nei giorni scorsi una lista di appoggio alla candidatura di Ortori, Massa Futura, ha spiegato che nona avrebbe dato il suo appoggio a Volpi in caso di vittoria.
Dunque a Volpi rimangono più o meno le stesse sigle della scorsa tornata, con Pd, Arancioni (seppur scissi), Repubblicani, Articolo Primo e Liberi e Uguali. Più l’associazione di Luca Anghelè e una lista civica in appoggio a Volpi.
Menchini: «Una perdita di tempo». «Tutto questo tempo perso - afferma Sergio Menchini, sfilatosi all’ultimo dalla corsa delle primarie - è stato deleterio per la città, che ha tanti problemi e che non ha ricevuto dall'amministrazione uscente le risposte che si aspettava. Per mesi abbiamo parlato solo di politicismi, di primarie sì, primarie no. La dirigenza del PD, per mesi e mesi, ha espresso giudizi di non idoneità dell’amministrazione Volpi; poi, negli ultimi giorni, con un sorprendente cambio di rotta, ha scoperto che l’amministrazione Volpi avrebbe fatto un buon lavoro».
»Purtroppo le condizioni alle primarie imposte da Volpi all’intera coalizione non avrebbero permesso un serio confronto sul futuro di Massa e avrebbero limitato lo spazio politico di chi, come noi, si candida perché l’amministrazione di questi cinque anni ha deluso le aspettative».
Viste da destra. Duro il commento sui numeri anche del candidato Francesco Mangiaracina, sostenuto da Casapound Tutto per Massa: «Cinque anni fa gli elettori alle primarie del centro-sinistra erano stati 11mila. Ieri erano a malapena 3mila.! Che cosa vuol dire? Senza tanti giri di parole vuol dire che i cittadini si sono stancati del centro-sinistra, dei suoi teatrini, delle sue competizioni con i vincitori già scritti. Ma soprattutto si sono stancati dei suoi fallimenti e delle sue bugie, che hanno ridotto Massa agli ultimi posti in tutte le classiche nazionali sull'eonomia e la qualità della vita».
Libero Red Dolce
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google