Il Tirreno

Bimbi picchiati con le stampelle: quattro maestre indagate

Alessandra Vivoli
 Il sostituto procuratore dottoressa Alessandra Conforti
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Il sostituto procuratore dottoressa Alessandra Conforti

Carrara: li picchiavano con la stampella, li trascinavano sul pavimento dai piedi, li costringevano a mangiare fino a farli vomitare

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CARRARA. Li picchiavano con la stampella, li trascinavano sul pavimento dai piedi, li costringevano a mangiare fino a farli vomitare, li insultavano. Erano maestre esperte, tutte ultrasessantenni, quelle di cui le madri si fidavano. Eppure chiamavano i bambini “maiali” e “sudicioni”. Una pagina brutta, bruttissima. Gli episodi, finiti con quattro maestre indagate sono avvenuti in una scuola d’infanzia (età 3-6 anni) del territorio comunale carrarese. Sono solo alcuni dei maltrattamenti che emergono dalle indagini - affidate al sostituto procuratore dottoressa Alessandra Conforti (nella foto) - appena chiuse e che coinvolgono quattro maestre (due di 64 anni, una sessantenne e una di 67 anni tutte assistite dall’avvocato Luca Pietrini) di una scuola d’infanzia.

Le parti offese sono sei, compresi i bambini maltrattati. Mobbizzata la collega che aveva provato a denunciare. I fatti iniziano nell’aprile del 2014. È una maestra, la prima a segnalare ciò che avviene nell’asilo. Alcune colleghe colpiscono i bimbi con la stampella sulla testa, sulla gamba, sulla schiena, li tirano per i capelli o per le orecchie, li trascinano dai piedi. Li chiamano: “maiale”, “schifoso”, “sudicione”. Un bambino marocchino - secondo quanto viene ricostruito nell’avviso di conclusione indagini - viene offeso con frasi razziste: “Torna sul barcone da dove sei arrivato”. Una situazione insostenibile, giorni vissuti a contatto con quella che per la maestra è una violenza inaccettabile. È proprio lei a segnalare i fatti alla preside e ai carabinieri.

Nell’aprile del 2016 le colleghe ricevono notifica dalle forze dell'ordine. La donna inizia a essere vittima di mobbing: diventa il capro espiatorio delle colleghe che la chiamano “bastarda” e la vessano.

Ma la maestra a vedere quei bambini maltrattati proprio non riesce. Non riesce a dormire la notte pensando a quei piccolini trascinati per tutte le aule, ingozzati fino a vomitare. Con la mamma di un bambino, si rivolge a La Via dei Colori, l’associazione nata il 2 dicembre del 2010 a un anno esatto dall’arresto delle maestre dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia: la vicenda che accese i riflettori sui maltrattamenti all’interno degli asili.

La denuncia è del 13 marzo 2017. Dopo un anno non si sa nulla delle indagini, l’avvocato Giulio Canobbio, difensore delle parti offese e Direttore del Comitato scientifico della onlus, presenta richiesta di avocazione. «Siamo soddisfatti – dice il legale – che per una volta l’avocazione non abbia portato all’archiviazione ma anzi abbia scoperchiato questa vicenda. Abbiamo appena ricevuto l’Avviso di Conclusione delle Indagini Preliminari, a firma del Pm Alessandra Conforti». «L’attesa è stata logorante – afferma la maestra che ha denunciato – Non mi davo pace pensando ai bambini che erano ancora lì e che venivano maltrattati. Io sono in malattia da gennaio ma ho visto cose orribili persino l’ultimo giorno che ho lavorato: una maestra ha stretto il braccio al collo di un bambino, il piccolo aveva il viso rosso e lei mi guardava con sfida. Tutti sapevano che ero io a segnalare gli episodi, ero consapevole degli atti di ritorsione che ci sarebbero stati ma sono andata avanti per i bambini. Mi hanno chiamata “bastarda”, mi hanno ammazzata. Ma a me premeva solo una cosa, salvare i bimbi». Le quattro maestre devono rispondere dell'accusa di maltrattamenti aggravati. Erano - secondo l’accusa - le carnefici dei bambini che le mamme affidavano loro. Abbiamo contattato anche l’avvocato delle quattro maestre Luca Pietrini, per dare voce alla difesa. Per il momento, ha preferito non commentare.
 

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