Il Tirreno

IL COMMENTO

NELLA CITTÀ DEI CROLLI SERVE UN’INCHIESTA VERA

di Massimo Braglia
La voragine che si è riaperta sulla via per Colonnata
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La voragine che si è riaperta sulla via per Colonnata

Carrara, nella città abbonata ai crolli, cambia la giunta ma non i risultati

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Nella città abbonata ai crolli, cambia la giunta ma non i risultati. E così, dopo la palazzina sul Carrione, l’argine della devastante alluvione, il Politeama, Palazzo Rosso, Palazzo Pisani - e senz’altro ci dimentichiamo qualcosa, tra cedimenti strutturali, stabili inagibili, transenne a go go - ecco ora quel pasticciaccio brutto della via per Colonnata implosa nella cava in galleria sottostante.

Una vicenda che solo per miracolo non ha visto feriti o peggio vittime, perché se quella voragine si fosse aperta al passaggio di un pullman di turisti o di una scolaresca, chissà cosa sarebbe successo. L’approssimazione e il dilettantismo con cui è stata gestita l’operazione sono disarmanti. In questi ormai dieci mesi di governo, i 5 Stelle stanno dimostrando in maniera plastica come per loro sia difficilissimo passare dalla fase degli annunci roboanti della campagna elettorale all’amministrazione concreta della cosa pubblica. Su alcuni aspetti chiave, come la gestione della tassazione del lapideo e del pianeta marmo, hanno semplicemente applicato pedissequamente la nota legge di Westheimer, ovvero, “per stimare i tempi di un qualsiasi lavoro, prendere il tempo che si dovrebbe mettere, moltiplicare per 2, e cambiare l'unità di misura con quella immediatamente superiore”. Avevano detto che in due-tre mesi si cambiavano regolamento, beni estimati, tassa blocco per blocco? Indietro tutta, se va bene se ne parla fra quattro-cinque anni. Un po’ come aveva fatto la giunta Zubbani con gli Animosi, i cui lavori si erano dilatati per sei anni e mezzo salvo poi vederli richiudere dopo tre mesi e mezzo.

La strada che frana però è se possibile ancora più grave. Perché la giunta grillina ha dato il via libera alla riapertura? I fatti dimostrano che non si poteva e non si doveva riaprire, perché i lavori non erano fatti a regola d’arte. E se in casa mia posso, ma non dovrei, chiudere un occhio perché semmai ci rimetto solo io, in una strada comunale ipertrafficata, prima di dare l’ok, occorre essere sicuri al mille per mille. Finora, in passato, l’amministrazione Zubbani aveva sempre fatto una strenua difesa d’ufficio della macchina comunale, anche dopo l’eclatante crollo della palazzina sul Carrione (dove la strage fu evitata solo perché un inquilino si accorse di rumori strani e fece in tempo a far evacuare lo stabile). Adesso, ci aspettiamo dalla giunta De Pasquale un atteggiamento diverso: intanto, una vera inchiesta interna, con la puntuale ricostruzione delle responsabilità: chi ha dato l’autorizzazione a svolgere i lavori, chi ha seguito i collaudi, chi ha dato l’ok alla riapertura. E questi signori, per favore, che una volta tanto vengano sanzionati: spostandoli ad altre mansioni, ad esempio. Perché una città importante e complessa come Carrara non può essere affidata a dilettanti. Dieci mesi sono più che sufficienti per capire chi può fare cosa. Non possiamo permetterci altri quattro anni di calende greche e di empasse, certo. Ma non si capisce perché si tergiversa su cose tutto sommato lineari come le tariffe del marmo (se si fosse applicato un aumento minimo pari all’inflazione in attesa delle nuove procedure, chi avrebbe potuto trovare da ridire?), e invece su una strada comunale si concede la riapertura senza adeguate garanzie. Non ci siamo.

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