Sicurezza
Indotto Pignone, annunciati 52 licenziamenti
Comunicazione ai sindacati: a rischio l’Fc Imballaggi, azienda subappaltatrice di Bcube. A fine luglio termina il contratto
MASSA. A fine luglio più di cinquanta operai dell’indotto Pignone potrebbero restare senza lavoro. Si tratta di tutte le 52 unità della Fc imballaggi, azienda di subappalto di Bcube operativa allo stabilimento di Massa, dove vengono fabbricate confezioni in legno in cui inserire i manufatti.
Ieri mattina, la società Fc imballaggi nel corso di un incontro con i sindacati di categoria ha ufficializzato i licenziamenti dovuti alla cessazione naturale dell’appalto previsto per il prossimo 31 luglio. E quando sarà aperta la procedura di licenziamento collettivo, come da normativa, scatteranno i primi 45 giorni per trovare un accordo in sede sindacale, poi gli ulteriori 30 giorni per un accordo in sede istituzionale. Nel pomeriggio di ieri Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm hanno comunicato la situazione ai lavoratori riuniti in un’assemblea dalle 16 alle 17 allargata a tutte le Rsu del Nuovo Pignone e dell’indotto in cui è stato deciso di mettere in campo tutte le iniziative ritenute più opportune per scongiurare l’alto numero di esuberi. «Ci rivolgeremo ai tavoli istituzionali fino ad arrivare in Regione perché non ci devono essere più licenziamenti sul territorio apuano» dichiara decisa Luisa Pietrini, segretaria Fiom Cgil Massa Carrara, «continuano a dichiararci che le attività del 2018 all’interno del Pignone sono in linea con quelle dell’anno precedente e se ora c’è un momentaneo calo di lavoro ci sarà una ripresa in questa seconda parte dell’anno, quindi non capiamo il motivo di tutti questi esuberi».
La Cgil denuncia ancora «il cambiamento della tipologia di contratti di lavoratori a tempo indeterminato e sindacalizzati visto che le aziende stanno assumendo da agenzie interinali». Michele Folloni, Fim Cisl Toscana nord, ribadisce che «l’idea è provare a costruire un percorso condiviso con il territorio per provare a far rientrare gli esuberi che arrivano a 65 contando i lavoratori di Vivaldi e Cardino; non possiamo più perdere posti di lavoro in un territorio con un livello di disoccupazione già molto alto». «Vogliamo capire se la riorganizzazione di Bcube possa portare ad una ricollocazione degli operai – conclude Pietrini – che, con il licenziamento collettivo, quando saranno riassunti perderanno sul contratto i livelli acquisiti, quindi le professionalità».
Sono dichiarazioni dure anche quelle di Giancarlo Leorin, della segreteria Uilm Uil che, dopo l’ennesima notizia negativa, attacca la politica «che pare essere diventata sorda in questa città; ben venga se qualcuno porta solidarietà agli operai in presidio, ma mi piacerebbe un interessamento più concreto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
