Il dolore
Indotto Pignone, ancora presidio
I lavoratori aspettano la convocazione del tavolo. E resta il rischio dei circa 60 esuberi
MASSA. I lavoratori della Vivaldi e Cardino non demordono e restano in presidio di fronte all’ingresso della Baker Hughes Ge, il Nuovo Pignone di Massa. Sono settimane dure per loro e non si prospettano giorni migliori soprattutto alla luce del mancato accordo tra la società e i sindacati di categoria che dalla società non hanno mai ricevuto neppure un’alternativa di ricollocazione. Ed ora i sindacati stanno aspettando la convocazione di un incontro negli uffici in via delle Carre (ex provincia di Massa-Carrara) essendo scattata la fase istituzionale in questi casi prevista dalla normativa; saranno gli enti preposti ad intercedere presso il committente e cercare di trovare una soluzione. Se anche al termine di questi ulteriori trenta giorni non sarà trovato un accordo, Vivaldi e Cardino potrà procedere nell’immediato con i tredici licenziamenti annunciati. Nel frattempo, gli operai e le loro famiglie stanno ricevendo la solidarietà da parte dei colleghi delle ditte dell’indotto Nuovo Pignone. E se la partita Vivaldi e Cardino è ancora in corso, potrebbero aprirsene altre nei prossimi giorni e questa è la preoccupazione più grande espressa da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, ovvero la grave situazione che sta venendo a galla nelle aziende di appalto e subappalto sia all’interno dello stabilimento di Massa sia allo yard di viale Zaccagna ad Avenza. C’è incertezza per una sessantina di lavoratori della filiera BCube il cui futuro è ancora tutto da stabilire, ma i sindacati hanno già dichiarato di non voler perdere più un posto di lavoro in una provincia già martoriata da livelli alti di disoccupazione.
Benedetta Bianchi
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