Il Tirreno

Olea lunae, il punto del presidente della cia tartagni 

«C’è un problema di abbandono degli oliveti a se stessi»

LICCIANA . Dalla diciottesima edizione dell’Olea Lunae sono emersi dati importanti per quanto riguarda la produzione olearia non solo della Lunigiana, ma anche dell’intera Provincia.In questi anni i...

2 MINUTI DI LETTURA





LICCIANA . Dalla diciottesima edizione dell’Olea Lunae sono emersi dati importanti per quanto riguarda la produzione olearia non solo della Lunigiana, ma anche dell’intera Provincia.

In questi anni i produttori si sono dovuti confrontare con un avversario minuscolo, ma capace di azzerare con i suoi attacchi, come accadde nel 2014, tutto il duro lavoro che si cela dietro la creazione dell’oro giallo.

Stiamo parlando della mosca olearia, un parassita dell’olivo che utilizza i suoi frutti per prolificare e se non contrastato in tempo ha un livello di infestazione altissimo, danneggiando gli alberi e determinando un abbassamento della qualità del prodotto finale. In questi anni sono stati attuati diverse azioni di contrasto, in particolar modo ha portato effetti positivi quella rilanciata dalla Cia (Confederazione Agricoltori Italiani), che sul territorio lunigianese ha dato il via alla sperimentazione di un trattamento naturale, senza usare fitosanitari, consentendo di riportare un senso di normalità nelle campagne della Valle della Luna.

Piero Tartagni, Presidente Cia Toscana Nord, fa il punto su quanto avvenuto in questi anni e quale direzione stia prendendo la produzione olearia lunigianese: «In questo convegno sono stati dati dei resoconti interessanti sulle passate annate, la mosca olearia è da millenni una peste che accompagna gli olivocoltori. Attualmente siamo appena usciti da annate molto diversificate tra di loro: il 2014 è stato un disastro totale, 2015 un po’ meglio, 2016 e 2017 siamo andati bene. Le nostre produzioni però sono molto variabili rispetto alla stagionalità ed a questo parassita».

I passi successivi saranno ancora più importanti: «Grazie a questo osservatorio, – spiega Tartagni – nato in Lunigiana, di monitoraggio delle olive insieme all’Università Sant’Anna di Pisa è un valoro aggiunto enorme per continuare in maniera scientifica a verificare i dati sulla mosca olearia. Questo permette delle modalità di intervento più oculato, senza sprechi di antiparassitari, dà la possibilità di creare un olio biologico. Emerge però un dato pericoloso: l’abbandono degli oliveti. Questa condizione diventa focolaio di infezione, soprattutto nei mesi di Marzo ed Aprile. I frutti lasciati sugli alberi non faranno altro che fare moltiplicare il numero di insetti, avendo poi effetti nefasti su tutta la linea produttiva. Il nostro impegno verterà in questo senso, contrastare l’abbandono».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa