Il Tirreno

«Per i tossicodipendenti niente patente»

«Per i tossicodipendenti niente patente»

Dura posizione dell’Associazione vittime della strada: «La possono riavere quando saranno guariti»

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MASSA. «Chi è sotto effetto di stupefacenti, fosse anche in un percorso di riabilitazione, non può avere la patente. Soltanto quando ci sarà la prova inconfutabile del compimento del percorso di disintossicazione allora potrà riaverla. Ovviamente dopo aver superato un esame».

Per Giuseppe Bellanca, avvocato e tra i membri dell’Associazione vittime della strada non ci sono dubbi sull’incompatibilità tra droghe e possesso della patente. Senza far troppe distinzioni tra eroina, cannabis, alcool o cocaina; senza escludere il metadone, usato in medicina come analgesico nelle cure palliative e utilizzato per ridurre l'assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti. Proprio il modo in cui veniva curato Pietro Pelliccia, in carcere dopo aver investito un gruppo di pedoni martedì mattina, uccidendone due.

«Non è un problema di discriminazione, ma chi assume droghe è un pericolo per gli altri, ovviamente, ma anche per se stesso. A queste persone dovrebbe essere interdetto l’utilizzo dell’automobile da conducenti. La patente è una concessione dello stato, che richiede preparazione e un certo equilibrio psico fisico. Non è un diritto naturale che si acquisisce alla nascita».

«Esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime dell’incidente di ieri a Massa e metteremo a disposizione come sempre gratuitamente ai familiari il nostro team di medici legali, ingegneri cinematici e avvocati», aggiunge Bellanca.

Più sfumata ma comunque critica la posizione di Stefano Guarnieri, padre di Lorenzo, travolto e ucciso sul suo scooter da una macchina nel 2010 a Firenze. Il guidatore risultò positivo all’alcool e alla droga. Come genitori i Guarnieri hanno lanciato l'idea di una legge sull'omicidio stradale consegnando, nel 2011, una raccolta firme nelle mani dell'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi. Da lì nacque l’attuale legge».

Che alla luce di casi limite, come quello di Massa, molti chiedono se debba essere ritoccata. «Il tema delle droghe c’è: negli ultimi 5 anni il 30% degli incidenti causati a Firenze sono stati causati da persone sotto effetto di droghe», spiega.

Sui tossicodipendenti rimanda alle valutazioni sui singoli casi, anche se avverte la necessità di un intervento che sia deciso. «Si deve essere molto più selettivi. Nel caso in cui ci sia una tossicodipendenza si deve in qualche modo intervenire, chiaramente devono essere i medici della commissione medica a decidere. Non si deve però sminuire il potenziale pericolo».

C’è il rischio di discriminare però chi fa uso di stupefacenti e vuole provare a disintossicarsi. «Non si giudica la moralità di queste persone, guidare sotto stato di alterazioni sia da alcool, stupefacenti o farmaci non si può. Punto Il caso delle benzodiazepime, un farmaco molto utilizzato, è paradigmatico. Su molti foglietti illustrativi viene scritto che non si deve guidare dopo avere assunto determinati farmaci». (l.r.d.)

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