Il dolore
Maria Rosaria e il silenzio che la protegge
La donna ferita è in condizioni stabili, ma ancora non sa che il marito non ce l’ha fatta
MASSA. Maria Rosaria Corrado non lo sa. Non ancora. Non sa che quel furgone si è preso una parte della sua vita, della sua storia, della sua identità. Si è portato via il suo Carmine: 52 anni insieme e quattro figli. Inseparabili.
Sapere farebbe troppo male, indebolirebbe un corpo già provato dall’impatto, un cuore che fatica. Maria Rosaria, nel suo letto, in sub intensiva, spera. Spera che presto la sua, la loro, vita torni quella che era. Lei, Carmine, i figli. Aspetta l’intervento al braccio fratturata. Il problema pneumotoracico è sotto controllo, le condizioni sono stabili, i medici aspettano che il quadro sia definito per operare al braccio.
Non sono lontani Maria Rosaria e Carmine: qualche corridoio, l’ascensore, la porta che accompagna all’obitorio. La distanza sottile tra chi ancora è e chi se n’è andato, il filo lieve che separa la vita e la morte. L’attimo.
Il corpo di Carmine Rifugio è ancora all’obitorio ieri mattina. Non tra gli occhi lucidi di chi gli ha voluto bene: è a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’autopsia.
«È una tragedia» - continua a ripetere chi all’obitorio piange un parente. Continuano a ripetere le infermiere. E tutti pensano a lei, a Maria Rosaria. La forza dell’immedesimazione: «Mi hanno detto - confida un’infermiera - che non sa ancora nulla di quello che è accaduto al marito. Anche le visite sono limitate alle persone più intime per evitare che possa trapelare qualcosa».
Perché i dolori grandi, le grandi perdite sono annunci che solo chi ti ama davvero può fare. Che solo chi conosce e capisce può annunciare. Con la delicatezza dell’amore e dell’affetto, con la condivisione di una vita e di una storia.(c.s.)
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