Sicurezza
L’accordo politico c’è, il consiglio salta lo stesso
Manca ancora il numero legale. Il sindaco e la capogruppo Pd: colpa di un disguido Gli Arancioni, storici oppositori di Volpi, si spaccano in vista delle primarie del 22
MASSA. Le primarie si fanno. Ergo: in consiglio le votazioni dovrebbero procedere spedite. Sì perché il sindaco Volpi, per piegarsi al popolo dei gazebo, ha posto alcune condizioni. E una di queste è che il regolamento urbanistico abbia il via libera entro la fine della consiliatura.
Ieri mattina, quindi, tutto avrebbe dovuto filare liscio come l’olio al terzo piano di via Porta Fabbrica. Invece liscio non fila nulla e in scena va il solito film, quello ante accordo: grida, rimpallo di accuse e seduta che salta. Non se ne fa nulla, manca il numero legale, se ne riparla questo pomeriggio. Alle 9 un gruppo di consiglieri piddini non è in aula, è dal sindaco e con il sindaco ritarda qualche minuto: la campanella che richiama all’ordine ed invita a sedersi sugli scranni suona, ma i consiglieri non arrivano. Ritardano soltanto qualche minuto, ma l’opposizione chiede al presidente Domenico Ceccotti di verificare il numero legale. E il consiglio salta. Solo un ritardo - garantisce lo stesso sindaco Alessandro Volpi. Gli fa eco la capogruppo democratica Giovanna Santi: «Nessuna motivazione politica - garantisce - soltanto un gruppo di consiglieri che non ha sentito la campana e si è presentato qualche minuto dopo le 9». Così sul banco degli imputati finisce il povero orologio dell’aula consiliare colpevole di aver accelerato e spostato le lancette di qualche minuto avanti. Il Pd assicura che il problema politico non c’è e, se non c’è, oggi tutto dovrebbe procedere a gonfie vele. In un consiglio comunale in cui ora gli equilibri e gli assetti sono più chiari. Chi ha firmato per le primarie, sta ( o dovrebbe stare) con Volpi, chi non ha firmato fa opposizione e si prepara a sostenere altri candidati. Con qualche strappo non da poco. Perché le primarie, nate per unire, riescono a dividere un fronte compatto come quello degli Arancioni. Un quartetto di ex assessori pucciani (Fabrizio Brizzi, Andrea Ofretti, Carmen Menchini, Silvia Francini a sostituire Gabriella Gabrielli) che a Volpi ha sempre voluto far le scarpe, che ha fatto opposizione duramente nei 5 anni, che le primarie le ha chieste sperando nella svolta. Quel fronte compatto non lo è più: segnali di scricchiolio erano arrivati da un po’, da quando la 28 Aprile, l’associazione arancione, non ha condiviso in blocco l’appoggio a Sergio Menchini. Certo non è mai stato un menchiniano di ferro il capogruppo Fabrizio Brizzi, lui che adesso nel percorso delle primarie ci sta. Il documento in cui si riconosce il buon operato del sindaco Volpi non lo ha firmato - spiega - «perché era richiesto di sottoscriverlo soltanto ai candidati alle primarie». Ma Brizzi le primarie le ha chieste per mesi «e adesso, per coerenza» il passo indietro non lo fa. La vedono diversamente, invece, Carmen Menchini e Andrea Ofretti che trovano più coerente continuare sulla linea dell’opposizione: «Per cinque anni abbiamo fatto opposizione a questa amministrazione contestandone l’operato in vari settori, dalla sanità territoriale, alla politica urbanistica e anche allo scarso impegno nei settori dell’istruzione (si ricordi il ricorso al personale interinale nei nidi) e della cultura - rimarcano Menchini e Ofretti -Il nostro impegno a favore delle primarie partiva dalla necessità della discontinuità con questa giunta, immobile e arrogante, che si è presa gioco delle parole trasparenza e partecipazione tanto cavalcate durante la passata campagna elettorale. In coerenza con il percorso fatto fino qui, non possiamo sottoscrivere documenti che ne attestano il buon operato e legano le amministrative all’approvazione di un Regolamento Urbanistico di cui stiamo mettendo in luce da mesi le enormi falle».
Una spaccatura, quindi, che si evidenzierà nel sostegno ai candidati il prossimo 10 giugno.
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