Il Tirreno

«Liberazione, una giornata di speranza e di amore»

di Camilla Palagi
«Liberazione, una giornata di speranza e di amore»

La città festeggia il 10 Aprile. Dino Bigini ricorda i civili e i combattenti uccisi Gianni Lorenzetti: attenti ai rigurgiti fascisti, non dimentichiamo la Resistenza

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MASSA. «Continuiamo a diffondere la memoria di quei giorni, ma cambiamo il modo di ricordare la fine della guerra. Ricordiamola come una giornata d'amore, dove il suono delle campane si è mescolato alle lacrime di gioia». Con speranza e per amore, vuole ricordare la giornata del 10 aprile 1945, Dino Olivero Bigini, presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi). La data che ha sancito la fine della sofferenza della città e l'inizio della democrazia, è stata commemorata ieri nella sala consiliare del comune di Massa alla presenza di autorità locali, rappresentanti dei comuni della provincia e dell'Anpi. Uniti per ricordare quel giorno di 73 anni fa in cui Massa, “vinse la fame con il leggendario sacrificio delle sue donne e dei suoi ragazzi sanguinanti sugli impervi sentieri; subì dovunque stragi, devastazioni e rappresaglie atroci (..)” come recita la motivazione della medaglia d'oro al valore militare assegnata al Comune di Massa. E delle atroci stragi subite dalla popolazione apuana, al tempo spaccata in due dalla linea Gotica, ha ricordato il presidente del consiglio comunale, Domenico Ceccotti: «Il fascismo era un'ideologia illiberale, dove non era consentito avere un parere diverso e anzi era perseguitato. Un'ideologia violenta – continua il presidente - repressiva e razzista, che determinava chi era una persona e chi non lo era». Durante la celebrazione del consiglio comunale solenne, erano presenti il sindaco di Massa, Alessandro Volpi, il presidente della provincia, Gianni Lorenzetti e il vescovo Giovanni Santucci. Presente anche il prefetto di Massa Carrara, Enrico Ricci, che ha ricordato i principi che hanno portato alla stesura della Costituzione «il cardine del nostro vivere comune».

Al termine della celebrazione la banda musicale Giuseppe Verdi di Carrara ha accompagnato – con un repertorio di canzoni partigiane e di lotta – le autorità civili, militari e religiose ai tre luoghi simbolo della Resistenza apuana del centro storico di Massa. Una corona di fiori è stata posta ai piedi della targa dedicata ad Arnaldo Pegollo, partigiano del gruppo Patrioti apuani che partecipò attivamente all'offensiva sulla linea Gotica; all'obelisco di Piazza Aranci – sotto il quale giacciono i resti di cunicoli e rifugi antiaerei del tempo – e sul monumento di piazza Liberazione “Il fiore del partigiano” dello scultore Pietro Cascella.

A commentare i recenti episodi di sfregio alla memoria della Resistenza, è stato il presidente della provincia, Gianni Lorenzetti: «non possiamo ignorare una svastica disegnata sulle mura di una scuola media, – ha esordito Lorenzetti – non possiamo ignorare una bandiera del movimento sociale sbandierata sul Sagro, non possiamo ignorare una manifestazione contro il Primo maggio. Non possiamo dimenticare i morti che ci hanno consentito di essere, oggi, qui, liberi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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