Il Tirreno

Femminicidio a Sarzana: «L’ho accoltellata, poi sono andato a giocare alle slot»

Femminicidio a Sarzana: «L’ho accoltellata, poi sono andato a giocare alle slot»

Confessione choc dell’omicida: mi si è spenta la luce in testa. Convalidato il fermo per il 29enne romeno, resta in carcere

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SARZANA. L’ha uccisa a coltellate. L’ha lasciata a terra in una pozza di sangue. E è andato a giocare alle slot. È una confessione choc quella di Cristi Ionut Raulet, il ventinovenne operaio romeno che martedì scorso ha ucciso la convivente Roberta Felici, cinquantatre anni, nell’appartamento in via dei Molini alla Bradia.

VIDEO. Uccisa a 53 anni, la testimonianza della figlia

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Ionut ha parlato nell’udienza di convalida del fermo. «L’ho colpita col coltello al torace. Mi si è proprio spenta la luce in testa. E poi ho cercato trovato il portafoglio, che era vuoto. Sono uscito di casa e sono andato a giocare alle video-lottery in un locale cittadino dove sono rimasto a lungo. I soldi me li ha dati un amico: mi doveva 100 euro per dei lavori a casa sua. Perché sono andato a giocare? Ero completamente assente».

L’arresto è stato convalidato e l’uomo rimane in carcere fino al processo (in attesa di fissazione). Di fronte al Gip Marta Perazzo e alle contestazioni del pm Federica Mariucci, Ionut, difeso dall’avvocato Enrico Di Martino (affiancato dal sarzanese Alessandro Pontremoli), ha cercato di ricostruire quella giornata e il rapporto con Roberta. Una storia difficile, vissuta in un ambiente ancora più difficile e in situazioni al limite. Perché sullo sfondo c’è il percorso difficile vissuto da Roberta, da tempo seguita dai servizi sociali del Comune. Era stata vittima di un raggiro qualche anno fa che l’aveva vista sposata a un magrebino: l’uomo l’aveva convinta soltanto per guadagnarsi un permesso di soggiorno, e poi era sparito. Un matrimonio che era rimasto valido anche quando la donna si era sposata con un secondo magrebino in tempi diversi: fu processata e prosciolta per incapacità di intendere e di volere dalle accuse di avere procurato illegittimamente l’ingresso di uno straniero in Italia e di bigamia.

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Durante l’udienza è emerso che Jessica Bertolini, figlia della vittima –abita nello stesso stabile del condominio Olga alla Bradia, tutelata dall’avvocato Valeria Orlandi da 15 anni vicina a Roberta Felici seguendone il particolarmente travagliato percorso – sentita dagli inquirenti, ha riferito di avere ascoltato Ionut durante una discussione di lunedì sera, urlare alla madre «devi restituirmi i miei soldi». L’omicida ha sostenuto come Roberta tendesse a nascondergli i soldi e il portafoglio, elemento che scatenava litigi sempre più furibondi. Ionut ha anche detto che Roberta avrebbe fatto di tutto nell’ultimo periodo per impedirgli di andarsene di casa. Di Martino per dimostrare questa tesi, ha chiesto l’acquisizione agli atti del contenuto dei telefonini di Ionut e Roberta che dovrebbero contenere le prove relative e che non sono ancora stati ritrovati.

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