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«L’ho uccisa io»: il compagno confessa - Video

«L’ho uccisa io»: il compagno confessa - Video

Una lite violenta, poi quattro coltellate al torace, Roberta Felici è morta sotto i colpi del convivente. Il dolore della madre

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SARZANA. «L’ho uccisa». Il ventinovenne romeno Cristi Ionut Raulet lo ha confessato a un amico, dopo aver vagato per ore nelle strade di Sarzana.

La compagna Roberta Felici, 53 anni, era morta dal mattino, giaceva in una pozza di sangue nel corridoio del piccolo appartamento di via Molini, nel quartiere Bradia.

Quattro coltellate al torace, la lama spezzata caduta accanto al cadavere, nessun segno di colluttazione o colpi inferti. I rilievi dell’autopsia realizzata ieri dalla dottoressa Susanna Gamba sono chiarissimi. Così il ventinovenne ha ucciso Roberta Felici, la sua convivente cinquantatreenne al termine di una lite violentissima. Il fatto è accaduto martedì mattina. Poi Ionit ha vagato senza meta per la città di Sarzana. Ha svelato il suo segreto a un amico, e grazie al suo consiglio si è consegnato ai carabinieri nella serata, conducendoli nell’appartamento.

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Ionit è difeso dall’avvocato sarzanese Alessandro Pontremoli: martedì notte di fronte al Procuratore della Repubblica Antonio Patrono, e al maresciallo Bragazzi ha ammesso le sue colpe. L’omicida oggi alle affronterà l’udienza di convalida nel carcere di villa Andreino alla Spezia dov’è detenuto: «Ha reso dichiarazioni spontanee – dice Pontremoli – al culmine di un litigio nel quale racconta di essere stato oggetto di insulti e minacce di essere buttato fuori di casa, avrebbe perso la testa e colpito la convivente a colpi di coltello alla gola. Vedremo cosa accadrà in udienza».

La linea difensiva è chiara: Pontremoli punterà alla richiesta di un processo con rito abbreviato che farà scattare lo sconto di un terzo della pena sulla condanna massima. In sostanza Cristi Ionut Raulet (che risulta incensurato) rischia dai 15 ai 20 anni di carcere nella peggiore delle ipotesi.

Una tragedia. Un delitto efferato. Una storia d’amore difficile e una situazione di grande disagio.

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«Sono una donna seria, sincera e fedele», così scriveva di se sul suo profilo Facebook Roberta Felici. Ma è finita nel sangue la vita tutt’altro che facile di una persona molto conosciuta a Sarzana perché ha sempre vissuto in città. In gioventù il matrimonio con Tiberio e la nascita di Jessica. Poi dall’arrivo degli altri suoi tre figli, Cristiano, Erika e Matteo Carli. Da poco Roberta era anche diventata nonna, del figlio di Jessica. Nel mezzo tanto disagio esistenziale: non aveva occupazione, al punto che il Comune le aveva messo a disposizione l’appartamento a titolo di comodato gratuito, le pagava le bollette, fruiva di esenzioni e aveva libero accesso all’emporio solidale per le spesa di cibo quotidiana, nei locali del Seminario Vescovile a cura della Caritas.

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«Conoscevo Roberta da tanti anni, un caso umano che mi aveva colpito particolarmente – spiega l’avvocato Valeria Orlandi che tutela la famiglia Felici, uscendo dalla casa della madre Franca Venturini – perché ha avuto anche problemi personali molto gravi. Siamo tutti costernati per il prezzo incalcolabile e doloroso che ha dovuto pagare. Faremo valere le ragioni della parte lesa». Accanto a lei c’è Jessica, la figlia maggiore della vittima: «Ho visto quell’uomo al massimo due volte in un anno, con mia nonna abitiamo nello stesso palazzo: mia madre aveva litigato in modo molto più violento con altri suoi compagni, non con lui, di questo sono certa. Così come sono certa che non la vedremo più. Davvero non riesco a spiegarmi come sia potuta accadere una cosa del genere».

Affranta la madre Franca che, dopo lo choc di martedì notte si è chiusa nel dolore.

Accompagnata dai carabinieri in caserma, al rientro ha solo detto: «Lasciatemi stare, ho già detto tutto quello che avevo da dire: Roberta non c’è più, è stata uccisa. E il dolore che provo è indescrivibile».

Il dolore di una madre la cui figlia è stata uccisa.

(a.v.)

 

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