Sicurezza
Accademia, valzer di nomi per il dopo Casani
Spuntano anche le candidature dell’ex senatrice Sara Paglini e dell’architetto Corrado Lattanzi
CARRARA. La natura - e la politica - rifuggono il vuoto. Lo stesso vale, con le dovute proporzioni, per i ruoli pubblici e la sedia di presidente dell’Accademia non fa eccezione. Così a pochi giorni dalle clamorose dimissioni di Giancarlo Casani in polemica con l’attuale consiglio accademico dell’istituto, i nomi di possibili candidati si moltiplicano.
Quel che è sicuro è che i “nominati” per adesso rispondono tutti la stessa cosa. «Sarebbe un onore, ma è troppo presto. E sarebbe bello che il presidente dimissionario decidesse di fare una retromarcia». Un attestato di stima nei confronti di quest’ultimo e una comprensibile professione di prudenza.
Una delle papabili per il futuro è considerata l’ex senatrice 5 Stelle Sara Paglini. Che però, contattata da Il Tirreno, si defila immediatamente. Non per indifferenza al ruolo, quanto piuttosto per la tempistica. «È una cosa che apprendo da voi - spiega la senatrice non rieletta apuana – e mi fa piacere sapere che il mio nome sia stato fatto. Ma non c’è alcun fondamento. Di sicuro al momento non potrei nemmeno smentire una cosa che fin qui non conoscevo neppure».
Il nome della Paglini circola insieme alla suggestione che le dimissioni di Casani possano essere legate a movimenti politici. Chiacchiere inevitabili ma slegate dalla realtà dei fatti e delle relazioni. Per chi è pratico delle stanze di Palazzo del Principe rimane chiaro come si tratti di un dissidio interno, magari covato sotto traccia negli ultimi mesi e poi esploso per la differenza di vedute tra consiglio e presidente sull’organizzazione degli eventi legati alla nomina a professori onorari di Maurizio Cattelan e Massimo Bottura.
L’altro nome circolato è quello di Corrado Lattanzi: architetto, competente in materia e vicepresidente dell’associazione Amici dell’Accademia. Chi meglio di lui? «Direi lo stesso Casani, noi Amici dell’Accademia speriamo si possa fare un passo indietro sulla decisione, sedendosi attorno a un tavolo e ripensandoci. È stato fatto un ottimo lavoro e sarebbe un peccato sprecarlo. Sul mio nome non mi esprimo, cosa posso dire su una cosa che non è reale? Mi fa piacere, ma è meglio concentrarsi sul bene dell’Accademia», risponde Lattanzi.
L’Accademia in questi anni è in effetti riuscita a ottenere una certa credibilità esterna, muovendo importanti passi nell’apertura verso la città. L’obiettivo è quello di mantenere questa rotta, all’insegna del motto : «l’Accademia è di tutti». Il rischio è che l’aggrovigliarsi di discussioni e beghe interne risultino poco comprensibili “fuori”. E che l’Accademia torni a essere percepita come una camera chiusa. (l.r.d.)
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