Il Tirreno

«Io guardo al futuro mentre gli altri restano immobili»

«Io guardo al futuro mentre gli altri restano immobili»

CARRARA. Forte della stima raccolta in città, e su una pagina Facebook aperta a suo esplicito sostegno, Giancarlo Casani dice la sua sulla vicenda delle dimissioni da presidente dell’Accademia. E si...

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CARRARA. Forte della stima raccolta in città, e su una pagina Facebook aperta a suo esplicito sostegno, Giancarlo Casani dice la sua sulla vicenda delle dimissioni da presidente dell’Accademia. E si augura che siano le ultime parole di una vicenda che lo ha molto provato e che vorrebbe chiudere. Seppure con l’amaro di un finale di resa.

«Prima di tutto tengo a ringraziare le numerosissime persone che in tanti modi hanno voluto manifestarmi spontaneamente la loro solidarietà e simpatia. Non voglio fare polemiche dannose per l'Accademia, che è al vertice dei miei pensieri. Una cosa va precisata. Io sono a favore dell'apertura dell'Accademia verso la città tutta, verso le istituzioni che la rappresentano, verso le forze sociali, economiche e culturali. L'Accademia è un patrimonio di tutti, palazzo di vetro senza porte ma con regole chiare», dice Casani.

Ribadisce il suo ruolo di internazionalista, ambasciatore per l’estero dell’Istituto. «L'Accademia, nella mia visione, è un istituto orientato all'esterno, verso i centri tecnologici d'eccellenza, come l'Istituto Italiano di Tecnologia, l'Istituto Sant'Anna di Pisa, il Politecnico di Milano, la Galleria degli Uffizi, con cui ho aperto contatti e relazioni. Non si può non aprire le porte dell'Accademia alla tecnologia, alla ricerca e all'innovazione e ai grandi dell'arte e della cultura, tenendo sempre al centro la formazione dei giovani. L'Accademia ha 250 anni di storia alle spalle e 2500 anni di cultura della lavorazione del marmo, ma dobbiamo cogliere i segni del futuro. Non può non avere un Master di scultura digitale, quando nascono nel territorio aziende che hanno bisogno di queste competenze e professionalità. Non solo l'Accademia non ha saputo anticipare questo fenomeno, ma non ha nemmeno voluto seguirlo e sostenerlo. Si vuole un'Accademia chiusa nel suo mondo, autoreferente, avulsa dal progresso e dal futuro. Se Carrara con questa politica dell'immobilismo, va a fondo, poco importa».

Casani si percepisce come un incompreso nel suo ambiente, seppur apprezzato dai cittadini. “Nemo propheta in patria”, avrebbero sintetizzato i latini. «Il messaggio che ho lasciato è stato capito da tutti in città e in ogni ambiente culturale, economico e politico. Solo in Accademia non è stato capito compreso, anzi dai pochi che decidono per tutti, ed è stato respinto e rigettato. Non me ne vado per capriccio, ma perché non posso svolgere la mia funzione e non voglio essere responsabile o complice dell’immobilismo dell'Accademia. Voglio fare un'ultima precisazione: Bottura e Cattelan sono due giganti e l'Accademia deve proporsi al mondo insieme a loro, all'interno di un comune intento: l'arte e la formazione. Questi due grandi maestri hanno di per sé una grande visibilità, ma come presidente avrei voluto che fosse la nostra Scuola a comunicare e gestire il conferimento delle onorificenze, con il loro accordo e assieme a loro, facendone un proprio patrimonio e diventandone testimonial. Questo non è stato possibile anche se sarebbe stato a costo zero per l'Accademia. A me interessava promuovere l'istituzione, la sua cultura, il suo patrimonio assieme al territorio e non le singole persone fisiche. Se decade il Territorio, decade anche la sua Accademia che non può vivere in un comprensorio desertificato e viceversa».



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