Il Tirreno

I sindacati: «Alla Sanac si riprenda il lavoro»

di Benedetta Bianchi
I sindacati: «Alla Sanac si riprenda il lavoro»

Fermi 160 operai per il sequestro dell’impianto. Nardi (Pd): «Si può utilizzare un’altra macchina» 

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MASSA. Ci sono 130 operai della Sanac di Massa ed altri 30 dell’indotto il cui lavoro è attualmente bloccato visto che l'impianto di miscelazione è stato sequestrato dalla procura a seguito dell’incendio con esplosione della scorsa settimana.

L'incidente è avvenuto all'interno del reparto di miscelazione requisito assieme al macchinario da cui è partita l’esplosione; nell’incendio erano rimasti feriti tre operai, il più grave trasferito all'ospedale Cisanello di Pisa per ustioni di terzo grado.

Per chiedere una veloce ripresa della produzione ieri mattina si è tenuto un vertice in prefettura a cui, oltre al prefetto Enrico Ricci, hanno partecipato il sindaco di Massa Alessandro Volpi, i segretari di Cgil, Cisl e Uil e rappresentanze delle Rsu. Alle istituzioni i sindacati hanno manifestato la loro preoccupazione per lo stop dell'intera produzione all'interno della Sanac, industria del gruppo Ilva che tratta materiali edili, e chiesto al prefetto Ricci di intercedere per l’utilizzo una macchina gemella, già presente in fabbrica, che consentirebbe di riprendere una parte delle attività.

Il prefetto si è detto disponibile ad attivarsi, sia presso la magistratura che i vigili del fuoco, per capire se sia possibile trovare una soluzione. Sull’incontro di ieri è intervenuta anche Martina Nardi, parlamentare del Partito democratico alla Camera dei Deputati; pur sottolineando che «la magistratura deve continuare a fare le sue indagini» l’onorevole reputa «necessario ed auspicabile che la produzione all’interno della Sanac di Massa ricominci al più presto affinché possano tornare a lavorarvi tutti i suoi 130 operai; occorre che i lavoratori ritornino in fabbrica in completa sicurezza, perché si tratta di tante famiglie del territorio apuano che devono poter contare su uno stipendio sicuro».

La Nardi ricorda anche il lavoro portato avanti per portare la vertenza all’attenzione del governo e salvare l’azienda massese che, ad oggi, rimane la più sana delle quattro aziende ancora legate a filo doppio con l’Ilva di Taranto.

«Abbiamo fatto molto per la Sanac e continueremo ad occuparcene – conclude - adesso è necessario che la magistratura conceda agli operai l’utilizzo di un macchinario rimasto estraneo al sequestro e che così possa riprendere la produzione per scongiurare eventuali provvedimenti di cassa integrazione».

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