Il Tirreno

«Se io ho governato bene allora perché le primarie?»

di Chiara Sillicani
«Se io ho governato bene allora perché le primarie?»

Il sindaco Volpi: prima si dia una valutazione sull’amministrazione della città E ancora: le modalità di selezione dei candidati vengono dopo il programma 

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MASSA. Il partito democratico non si muove di un centimetro: le primarie di coalizione le ha annunciate e le vuole fare. E a conferma delle sue intenzioni, ieri mette attorno a un tavolo chi al popolo dei gazebo vuole appellarsi e definisce le regole delle consultazioni (leggi articolo accanto). I democratici, a dimostrazione che la faida interna contro Alessandro Volpi non c’è e che le primarie non si promuovono per mettergli i bastoni tra le ruote, scelgono di fare del sindaco uscente il candidato di bandiera. Primarie sì e Volpi nome del partito. Al primo cittadino, però, le primarie proprio non vanno giù. Lo ha detto e ridetto e lo ribadisce. La condizione posta da lui è così secca da suonare come un “no”: «Prima un programma comune della coalizione e una valutazione positiva sull’operato dell’amministrazione». Tradotto: si dica che ho lavorato bene e da quel lavoro si parta per definire un programma di dettaglio. Perché - per proseguire il ragionamento del sindaco - se Volpi e la giunta bene hanno fatto, chiedere loro di giocarsela nell’arena delle primarie perde senso. Programma condiviso, quindi. Da tutto il centro sinistra. E da chi Volpi è pronto a sfidarlo. Sergio Menchini in primis.

Sindaco, il Pd vuole fare le primarie. Si parla già di date, il 15 o il 22 aprile. Che succede? Lei non sembra convinto...

«A me non risulta che sia stata decisa una data. Ribadisco: prima è necessario definire linee programmatiche solide che contengano anche un giudizio sull’operato dell’amministrazione. Si deve spiegare all’elettorato perché se il sindaco ha operato bene nei cinque anni di governo della città, gli si fanno fare le primarie. Io sono disponibile a lavorare in qualsiasi momento su un’ipotesi programmatica condivisa con tutte le forze del centro sinistra. Tutte quelle forze, senza alcuna tattica, devono stare intorno ad un tavolo. Se manca una linea programmatica condivisa, allora le primarie diventano un primo turno anticipato. E davvero in quel caso la città non ci capirebbe».

Sindaco, lei però nel 2013 le primarie le ha sostenute e vinte? Perché allora le voleva e oggi no?

«Il quadro del 2013 e quello attuale sono molto diversi».

Ci spieghi meglio.

«Cinque anni fa non c’era un sindaco uscente da ricandidare e questo davvero non è un dato trascurabile. Non solo: nel 2013 era stata definita una piattaforma programmatica condivisa, sottoscritta da tutte le forze che hanno sostenuto le primarie. Tutti i candidati erano, quindi, ipotetici attuatori di un programma condiviso e nessuno aveva mai guidato la città. Adesso invece si propongono le primarie con il sindaco uscente che ha governato cinque anni. Non è quindi comparabile la situazione politica del 2013 a quella attuale. Oggi un programma condiviso da tutte le forze del centro sinistra non c’è e le posizioni tra i candidati non mi sembrano coerenti».

Quindi lei le primarie non le vuole?

«Io rimango sulle mie posizioni. Prima di ipotesi sulle modalità di selezione delle candidature, è indispensabile un riconoscimento delle linee programmatiche da parte di tutte le forze di coalizione. Altrimenti la città - e lo ripeto - non ci capirebbe».

Serve un programma, diceva...

«Certo. Serve un programma serio e condiviso che parta da un giudizio sull’operato dell’amministrazione. Un programma - per andare su temi rilevanti - che tenga conto della disponibilità o meno del Regolamento urbanistico (che è ancora al vaglio del consiglio ndr). È di questo che dobbiamo parlare, abbiamo già perso troppo tempo. Ad oggi una piattaforma programmatica condivisa io non la vedo. Non ha senso un assemblement del centrosinistra senza unità programmatica. Dire che servono condizioni programmatiche e valutazione sull’amministrazione uscente mi sembra un apriori logico».

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