Il dolore
L’addio di Casani: «Non mi meritate»
Carrara, lo sfogo del presidente dell’Accademia di Belle Arti che ha rassegnato «dimissioni irrevocabili» in dissenso con il consiglio accademico
CARRARA. «Per me questo è un dolore, mi sento come se stessi lasciando la mia famiglia. Ma non potevo restare qui solo per farmi chiamare “presidente” senza poter davvero svolgere la funzione che la norma mi assegna. Hanno provato a imbalsamarmi, a mettermi in gabbia e a impedirmi di lavorare. Ma io non ci sto a farmi prendere in giro da chi non ha visione nè sensibilità»: Giancarlo Casani è un fiume in piena. Ieri mattina ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica di presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, che ricopriva dal luglio 2016 e che avrebbe dovuto mantenere ancora per un anno e mezzo.
E invece il suo mandato finisce in anticipo con «dimissioni irrevocabili» innescate da una serie di divergenze con il consiglio accademico. Lo dice chiaro e tondo il presidente uscente che «non vuole fare nomi» ma sulle ragioni della sua decisione usa parole al vetriolo: «Mi sento paralizzato e bloccato dal consiglio accademico che mi impone cose che non ha diritto di impormi. Se devo stare lì per fare il simulacro vuoto del presidente non mi interessa» tuona Casani.
La rottura definitiva è arrivata nei giorni scorsi, a margine dei preparativi della cerimonia per la nomina a professori onorari di Maurizio Cattelan e dello chef Massimo Bottura, in programma per il 23 aprile. «Avevo individuato un’agenzia di pubbliche relazioni, pagata dagli sponsor, che avrebbe fatto uscire la notizia sui giornali di tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti. Avremmo fatto una settimana di festa, con piatti gourmet dedicati ai nostri scultori, e l’agenzia sarebbe arrivata in città quattro giorni prima, con 8 persone e 2 camion per realizzare foto e video su tutto il territorio. Ebbene mi sono sentito dire che era tutta “fuffa” e non serviva perché l’Accademia ha il suo addetto stampa» riferisce Casani accusando il consiglio di «non saper distinguere tra un giornalista e un’agenzia di pubbliche relazioni di livello internazionale». Il rammarico nasce dal fatto «che ci sarebbero state ricadute importanti, anche in termini di iscrizioni. E invece no, remano contro. Su questo evento e in generale. Non si può non fare un master di scultura digitale... abbiamo ottimi contatti con la Scuola Sant’Anna. Il futuro è lì. La mostra “La scienza incontra l’arte” è stata snobbata. Ma adesso è in California e riscuote un gran successo. Idem per la conferenza di Alberto Diaspro, direttore di Iit e candidato al Nobel per la fisica: è stata banalizzata»
Di qui la decisione di dire addio a Palazzo del Principe non senza aver prima rivendicato i risultati conseguiti in poco meno di due anni alla presidenza: «Quando sono arrivato c’erano 70 vetri rotti, i bagni impraticabili e un edificio buio, dentro e fuori. Grazie a me c’è stato un cambio di marcia, ho illuminato questo Palazzo e tutta la città e avrei potuto fare tante altre cose» afferma il presidente che si è trovato costretto, dice, «a rinunciare all’obiettivo di aumentare in modo significativo il numero delle iscrizioni e ad aprire una casa dello studente». Proprio l’attivismo nel rilancio dell’Accademia, “trasbordato” in un impegno che ha coinvolto tutta la città, potrebbe essere stato alla base delle ostilità del consiglio accademico. Lo fa intuire lo stesso Casani perché «con me Carrara ha riscoperto l’Accademia, l’ho svelata ai cittadini e agli imprenditori. Loro sì che mi hanno capito. E invece il consiglio accademico mi ha accusato di voler fare l’assessore nascosto. Forse intendevano l’assessore ombra...» riferisce un po’ arrabbiato un po’ rammaricato indicando, tra i pochi che lo hanno aiutato e sostenuto, “Gli Amici dell’Accademia”, fautori delle visite guidate all’interno del Palazzo. E il direttore Luciano Massari? «Non voglio fare nomi» taglia corto Casani che preferisce chiudere il suo sfogo con una “dichiarazione d’amore”: «L’Accademia ha grandi potenzialità. E’ un istituto di serie A che potrebbe ambire alla Champions League» termina quasi commosso il presidente dimissionario, augurando «all’accademia un futuro all’altezza del suo passato e delle esigenze del territorio».
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