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Dopo la pena dell’ergastolo Vignozzi in appello il 2 luglio

Dopo la pena dell’ergastolo Vignozzi in appello il 2 luglio

CARRARA . Roberto Vignozzi sta scontando l’ergastolo, nel carcere di Solicciano, e il prossimo 2 luglio, in Corte di appello a Genova dove sarà assistito dall’avvocato Enrico Di Marino, è fissata l’ud...

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CARRARA . Roberto Vignozzi sta scontando l’ergastolo, nel carcere di Solicciano, e il prossimo 2 luglio, in Corte di appello a Genova dove sarà assistito dall’avvocato Enrico Di Marino, è fissata l’udienza contro la sentenza di primo grado del tribunale di Massa.

La difesa ritiene che la sentenza pronunciata dalla corte di assise d presieduta dal giudice Giovanni Sgambati, sia da riformulare. Già a Massa Di Martino aveva provato, con la sua arringa, a convincere la giuria, ma le sue parole non avevano fatto breccia. «Non è stato un delitto premeditato, non è stato neppure un gesto volontario - aveva detto il legale -: Roberto Vignozzi deve essere condannato per omicidio preterintenzionale (non voleva uccidere ma è successo) e soprattutto non bisogna contestargli le aggravanti elencate dal pubblico ministero (motivi futili e abietti) ma concedergli le attenuanti generiche. L’imputato merita una pena di giustizia, non l’ergastolo come vuole l’accusa». Aveva concluso così dopo due ore di arringa per tentare di smontare pezzo dopo pezzo la ricostruzione fatta dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono nell’udienza precedente, per non fare pronunciare quel "fine pena mai" alla corte. Anche nel suo ricorso il legale sostiene la stessa tesi, partendo dall’anno 2007: il maresciallo Taibi era diventato un’ossessione nella «testa malata» del pensionato, «perché il sottufficiale nella vita di questa famiglia difficile, con due figli scapestrati, è entrato soltanto una volta per fare una perquisizione in casa e sequestrare un minimo quantitativo di hashish che Riccardo Vignozzi, primogenito del postino, nascondeva perché era diventato dipendente dalle sostanze stupefacenti». Poi Taibi non aveva più avuto nulla a che fare con i Vignozzi. Nemmeno quando Riccardo era stato arrestato pochi mesi dopo per aver ceduto 500 pasticche di ecstasy a un’altra persona.

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