La manifestazione
«Strani fumi dal crematorio», è allarme
Il Comitato del Marasio e Italia Nostra hanno chiesto chiarezza. Il presidente di Apuafarma: si tratta di vapore acqueo
CARRARA. Lo scorso venerdì, dalle 7,25 alle 7,50, alcuni residenti in zona Marasio hanno notato che dal nuovo forno crematorio del cimitero di Turigliano, attivo dal 22 gennaio, uscivano fumi bianchi. A preoccupare questi cittadini è stato il fatto che le emissioni non provenivano dal camino principale della struttura, dal quale, fin dall’inizio dell’attività di cremazione, sono sempre usciti i fumi sprigionati dall’accensione del forno, bensì da un’altra apertura, posta più in basso. L’anomalia, come provano le foto che pubblichiamo, si è ripetuta nuovamente anche il giorno seguente, sabato 17 marzo, a partire dalle 7,15. La situazione è poi tornata alla normalità alle 7,30 di lunedì 19 marzo, con emissioni che uscivano regolarmente dal camino principale dell’impianto. Questi episodi hanno subito suscitato l’attenzione del Comitato tutela salute, fondato da alcuni abitanti nella zona adiacente al forno crematorio e di Italia Nostra apuo-lunense “Luigi Biso”, presieduta da Mario Venutelli, da sempre contrari alla realizzazione dell’impianto. Le due associazioni, convinte che esso costituisca un tipo di inceneritore particolarmente critico, perché produrrebbe microinquinanti pericolosissimi per la salute, come diossine e congeneri, metalli tossici e polveri ultrasottili, causa primaria di tumori, patologie cardiovascolari e malformazioni genetiche, avevano già presentato ricorso al Tar, che a breve dovrà esprimersi sulla sostenibilità del forno crematorio. Una volta informati sulle insolite fuoriuscite di fumo bianco dal condotto secondario della struttura, sia il Comitato dei cittadini che Italia Nostra hanno scritto anche al sindaco Francesco De Pasquale, quale “garante della salvaguardia della salute e dell’ambiente”, per chiedergli “spiegazioni riguardo all’utilizzo di una diversa apertura invece del solito camino”. In questa lettera, data 17 marzo, si richiede al primo cittadino di fornire anche “i risultati dell’analisi chimica di detti fumi e i valori di controllo dell’aria che l’Arpat ha eseguito dopo il primo periodo di attività del Forno”. Gli esponenti del Comitato sostengono di aver subito fatto protocollare in Comune la lettera contenente queste richieste, senza però aver ancora ricevuto alcuna risposta. “Visto che del nostro comitato fanno parte persone preparate, come due biologi, un fisico, un medico di famiglia, oltre che diversi ingegneri ed avvocati, -ha spiegato la biologa Lorenza Giromini- pretendiamo dal Comune risposte serie e basate su dati certi. Chiediamo al sindaco di intervenire per rassicurarci”. E il sindaco De Pasquale, raggiunto telefonicamente da Il Tirreno, ha riferito di aver girato la lettera ad Apuafarma, società costruttrice del forno. Il presidente Luca Cimino ha voluto tranquillizzare i cittadini riguardo queste emissioni. «La scorsa settimana - ha spiegato Cimino- ero assente ed è per questo che non avevamo ancora risposto alla lettera inviata dal Comitato e da Italia Nostra. Comunque, ho parlato con gli ingegneri dell’Amia, i quali, dopo un sopralluogo, mi hanno assicurato che il fumo bianco uscito dal forno era costituito da vapore acqueo, proveniente dalla base del camino principale. Si trattava solo di condensa, dovuta alle alte temperature dell’impianto, fuoriuscita anche di sabato, giorno in cui la struttura è chiusa. Il camino secondario, invece, è di emergenza e non viene utilizzato durante le normali cremazioni». Il presidente di Apuafarma ha fornito dati assai incoraggianti anche riguardo alle analisi chimiche dei fumi relative a questo primo periodo di attività del forno. «I controlli effettuati da Arpat e Studio Alfa -assicura Cimino- hanno dimostrato che tutti i valori delle emissioni risultano ben al di sotto della soglia limite prevista dall’Autorizzazione unica ambientale. I valori delle diossine, poi, non sono stati neppure rilevati dagli strumenti».
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