Il Tirreno

Sanac, oggi il presidio: «Serve più sicurezza ma si torni al lavoro»

di Cinzia Chiappini
Sanac, oggi il presidio: «Serve più sicurezza ma si torni al lavoro»

L’appello dall’assemblea che ha deciso la mobilitazione  «Fase delicata, la produzione riprenda prima possibile»

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MASSA. Solidarietà ai lavoratori feriti nell’incidente di mercoledì, un appello a tenere alta l’attenzione sulla sicurezza - investendo di più in manutenzione e formazione - e la richiesta, pressante, di riavviare presto la produzione, compatibilmente con i tempi della magistratura.

Dopo l’incidente di mercoledì, dall’assemblea dei lavoratori di Sanac (che ha visto la presenza del sindaco Alessandro Volpi) esce un grido di rabbia e preoccupazione ma anche una posizione compatta con la convocazione per oggi di 8 ore di sciopero e un presidio, dalle 9 alle 12, davanti ai cancelli dello stabilimento.

«Questo vuole essere un modo per denunciare le condizioni a cui si è sottoposti oggi nel mercato del lavoro che ci consegnano uno stato di insicurezza diffusa con una media di circa 4 incidenti mortali al giorno, vedi Livorno. Lo sciopero è l'occasione per iniziare un confronto sul tema della sicurezza e dell'organizzazione del lavoro. Ovviamente la nostra preoccupazione è quella di riprendere quanto prima la produzione garantendo la messa in sicurezza degli impianti» si legge nel comunicato unitario diffuso da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che puntano al «coinvolgimento di tutta la comunità per salvare lo stabilimento Sanac permettendogli di continuare ad essere una ricchezza per il territorio ed un luogo sempre più sicuro ed efficiente».

Mercoledì nello stabilimento si è verificato un incidente sul quale è in corso un’indagine della magistratura che ha messo sotto sequestro parte del sito. Con una dinamica ancora da chiarire, durante un intervento di manutenzione, si è registrata un’esplosione di magal, un composto chimico altamente infiammabile: Damiano Bigini 49 anni ha riportato un’ustione di terzo grado alle mani a causa della quale sarà sottoposto a un intervento chirurgico, mentre il collega Alessandro Alberti, 44 anni, se l’è cavata con una “semplice” bruciatura alla tempia. Un terzo operaio che ha assistito alla scena ha accusato un malore.

Un episodio che ha un precedente, datato 2010, costato un’ustione di terzo grado a tre lavoratori e che arriva in un momento particolarmente delicato per l’azienda: Sanac, che fa parte del gruppo Ilva, è in liquidazione e attende di essere rilevata da una delle cinque società che hanno presentato manifestazione di interesse al Ministero dello Sviluppo, lo scorso dicembre.

Di qui l’urgenza a riprendere la produzione, per non scoraggiare la futura proprietà: «Speriamo in un decorso veloce della magistratura per liberare l’impianto e renderlo appetibile per gli acquirenti ma servono garanzie sulla sicurezza dove, nel corso degli anni, sono stati fatti risparmi» ha detto Paolo Gozzani, segretario della Cgil, che ha voluto esprimere la vicinanza della Camera del Lavoro a tutta la famiglia Bigini (Fabrizio, il padre di Damiano - l’operaio ustionato mercoledì - è un delegato storico dello Spi-Cgil di Carrara).

«Si deve lavorare tanto sulla prevenzione, l’amministrazione straordinaria complica la situazione e ma tra i dipendenti c’è voglia di tornare alla normalità» ha dichiarato Michele Folloni di Cisl.

«Gli operai chiedono più sicurezza e più formazione per essere preparati sui prodotti che trattando durante le lavorizioni. Serve maggiore impegno da parte dell’azienda sul fronte della sicurezza» ha aggiunto Fabrizio Della Pina, della segreteria provinciale di Uiltec-Uil.

L’appuntamento per tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Sanac è per questa mattina al presidio che si terrà dalle 9 davanti ai cancelli dello stabilimento.

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