Sicurezza
Ricorso al Tar contro la vendita all’asta di Riccà
Il Comune mette sul mercato, a 750mila euro, il celebre ristorante di Marina Il titolare si oppone e si rivolge ai giudici amministrativi: quel locale è mio
MASSA. Il Comune mette in vendita il ristorante da Riccà, ma il titolare del locale – diciamolo: si tratta del più noto ristorante della città – non ci sta e fa ricorso al Tar, Tribunale amministrativo regionale.
La querelle tra palazzo civico e Riccà, era nell’aria da tempo. Da quando quel terreno all’inizio del Lungomare di Ponente a pochi passi dal mare, che comprende anche dei campetti di calcetto e un campo da calcio sono passati di mano: dal Demanio dello Stato al Comune. Ereditata questa proprietà, l’amministrazione civica ha deciso di “valorizzarne”il valore. Ossi di metterla in vendita. Il ristorante con tre forchettine nella guida Michelin è finito così nel Piano alienazioni immobiliari del Comune, tra i beni da mettere all’asta. Alla non indifferente cifra di 750mila euro. L’operazione risale all’estate 2016 e c’è stata pure un’asta di quel bene, finita senza acquirenti. Da Riccà, però, sanno che ci saranno altre aste e che un acquirente si potrebbe fare avanti. Così ecco la controffensiva. In un primo momento, i legali del ristorante presentano un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per fermare l’asta. Un ricorso che successivamente, su richiesta della controparte, cioè il Comune (è previsto dalla legge) vine spostati davanti al Tar. Per ottenere dal giudice l’annullamento dell’avviso pubblico relativo al “Piano alienazioni immobiliari del Comune.
Le ragioni che stanno alla base del ricorso, curato dall’avvocato Ettore Nesi, del foro di Firenze, sono così sintetizzabili: il terreno dove sorge “da Riccà” è un’area presa in affitto dalla famiglia Antonioli nel lontano 1962, quando era demaniale, per il quale ha pagato regolarmente un canone fino al passaggio di proprietà. La “pretesa” del Comune di vendere, oggi, quel terreno di cui è diventato nel frattempo proprietario, insieme al ristorante costruito dalla famiglia Antonioli, è (sarebbe) dunque infondata. «Siamo consapevoli che la situazione si è creata con il passaggio dal Demanio al Comune della titolarità di quest’area. Noi crediamo che il Comune possa mettere in vendita il diritto di superficie, ma non l’immobile costruito da noi», dice pacato Roberto Antonioli, titolare del ristorante attraverso la società “Ristorante Riccà di Faconti Maria Silvana Sas di Pedruzzi Anna Rita Sas”, il quale non nasconde che l’idea di dover lasciare quel locale proprio non gli va giù e che sua intenzione sarebbe quella di riacquistare il terreno per diventare pieno proprietario del “suo” locale. «C’è una situazione sedimentata nel tempo, ma non credo che io debba essere costretto a ricomprarmi quello che è già mio partecipando all’asta. Comunque, credo che sia necessaria la valutazione terza, da parte di un giudice, per stabilire quali sono i reali diritti su questo comparto», dice ancora.
Claudio Figaia
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