Sicurezza
Enrico Rossi: alleanza a sinistra per non perdere anche Massa
MASSA. La Toscana è sempre meno rossa e, adesso, anche a Massa il centrosinistra rischia grosso. Ma la suariscossa è possibile. A patto che ritrovi unità. Parola di Enrico Rossi, governatore della...
MASSA. La Toscana è sempre meno rossa e, adesso, anche a Massa il centrosinistra rischia grosso. Ma la suariscossa è possibile. A patto che ritrovi unità. Parola di Enrico Rossi, governatore della Regione Toscana, che interviene sul dibattito in corso qui in città nel Pd e dintorni su primarie e alleanze. Lo fa un po’ da esponente di Liberi e Uguali, formazione a cui è approdato dopo l’uscita dal Pd, un po’ da presidente della Regione, un po’ voce autorevole di quel “centrosinistra che vince” di cui è stata modello la Toscana.
Dopo Livorno, il centrosinistra ha perso la guida di Carrara e Pistoia, oltre a Grosseto, Arezzo, Cascina, Montevarchi, Pietrasanta, Orbetello, San Sepolcro. Le elezioni politiche hanno confermato e aggravato questo quadro. Al centrosinistra per ora sono rimaste Firenze, Lucca e Prato. E a breve si voterà a Massa, Siena e Pisa. «Un quadro preoccupante», dice Rossi, da cui emerge con chiarezza che «il Pd da solo non è più in grado di vincere». Che fare, allora? Smettere di litigare è giusto, è una premessa necessaria, «ma non è sufficiente», sostiene Rossi, perchè «con un sistema elettorale che premia le coalizioni e che nel secondo turno mette in difficoltà il centrosinistra, la vocazione maggioritaria non è più nelle cose». È necessario, dunque, «costruire un sistema di alleanze politiche e sociali».
Il presidente della Regione traccia alcune coordinate per questo percorso di alleanze che riguarda direttamente la città di Massa così come tutti gli altri grandi Comuni al voto. «Il programma è la base di partenza. Le intese potranno riguardare il Pd e tutte le altre forze che si trovano a sinistra dei democratici. Contano poi le esperienze locali. Liste civiche e aggregazioni sorte attorno a questioni ambientali e socio-sanitarie. Per ogni realtà si deve discutere, ascoltare e dar vita ad un programma dal basso. A svolgere un ruolo chiave non può che essere il civismo, l'ambientalismo, ma anche il rapporto con il sindacato e le associazioni di categoria. Al primo posto le questioni sociali, vale a dire: “stare dalla parte più debole della società”».
Fondamentale, poi, ragiona ancora Rossi, dovrà essere la vicinanza al mondo del lavoro, la difesa dell'occupazione, la tutela degli operai e delle partite Iva «da intollerabili illegalità e arroganze; prioritario è l'impegno per la sicurezza sui luoghi di lavoro».
Il governatore non è pessimista su tutto: a suo avviso in alcune situazioni la ricostruzione di prospettive di crescita e inclusione è già avviata. In altre città, invece, soprattutto in quelle della costa che si trovano nelle aree di crisi complessa e regionale, «siamo solo agli inizi di un graduale miglioramento». E la prossima campagna elettorale servirà a definire meglio «le questioni aperte e le possibili risposte da dare». Anche per questo, è ancora il suo ragionamento, «sarà decisivo impegnarsi per creare condizioni favorevoli allo sviluppo e agli investimenti, su cui esiste una sensibilità diffusa tra gli amministratori della nostra regione, ma dovrà rafforzarsi coniugando crescita e ambiente. Consentendo una nuova e maggiore ridistribuzione di benessere e ricchezza. Penso anzitutto al territorio apuano, alla generale sicurezza idrica e del suolo, alla cura dei boschi e del territorio. La Toscana non è solo bellezze naturali e sviluppo turistico. È manifattura, che deve rafforzarsi sulla costa, dove concentriamo i principali tentativi di rilancio e investimento. La Toscana è infine terra di accoglienza e antirazzismo. Un'alleanza di sinistra non dovrà inseguire la destra ma proseguire il lavoro svolto in questi anni, sapendo ascoltare il malessere e il disagio di chi chiede più sicurezza e maggiori presidi di legalità nei quartieri delle nostre città».
Enrico Rossi mostra di credere ancora nel modello toscano e dice: «La forza storica della sinistra toscana è stata quella di essere “forma politica” in grado di tenere assieme, con mediazioni altissime, spinte e interessi divergenti, ricomponendoli in quadro generale a beneficio di diversi gruppi sociali. Questa identità è andata persa. Dobbiamo ritrovarla. Purtroppo da tante parti il dibattito è già partito male, si mettono in discussione i sindaci, si agitano le primarie. Questo modo di procedere divide e disorienta l'elettorato. Partiamo allora dai programmi e costruiamo alleanze politiche e sociali. Ricorriamo alle primarie solo quando ci sono condizioni per costruire un campo largo e inclusivo. Ma apriamoci il più possibile al contributo di persone di orientamenti diversi, purché oneste e mosse da buone intenzioni e capaci di riconoscere l'interesse generale». Di fronte alla crisi dei partiti storici e dopo la dura sconfitta del 4 marzo, dunque, Rossi vede una formula che gli pare «più adatta alla fase attuale» ed è quella «di un'aperta “alleanza democratica e sociale”, lontana da innaturali accordi con la destra. Un'alleanza che si riconosca nei valori dell'antifascismo e nel rifiuto del razzismo. Per tornare a vincere e per continuare a governare, a Massa come nel resto della Toscana».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
