Il Tirreno

Furto, dopo la condanna anche la sanzione

La cassazione ha punito l’imputato per il «ricorso infondato». La pena era stata di diciotto mesi

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Aveva messo a segno un furto in un appartamento e successivamente per sfuggire all’arresto si era macchiato anche del reato di resistenza a pubblico ufficiale. E per questo Boris Ferrari, con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata recidiva, è stato condannato alla pena di un anno (per il furto) e sei mesi (per la resistenza). L’imputato ha tentato la carta dell’impugnazione in cassazione per il mancato riconoscimento della continuazione dei due reati, ma i supremi giudici hanno respinto il suo ricorso, condannandolo al pagamento delle spese processuali e al versamento di duemila euro alla cassa delle ammende.

Il no della cassazione è motivato: «Ricorso manifestamente infondato, del tutto generico e privo di una plausibile indicazione del fondamento delle doglianze a fronte di motivazione del giudice di appello logica e priva di contraddizioni. Invero la pena risulta determinata in misura di poco superiore al minimo edittale e la corte territoriale ha fornito adeguata contezza delle ragioni che sorreggono la scelta operata. Con altrettanto logico tessuto motivazionale ha esc luso la continuazione tra i due reati, laddove il reato di resistenza era stato determinato da una contingenza imprevedibile e non sorretto da una rappresentazione, sia pure sommaria, della sua esecuzione».

Il furto era avvenuto circa cinque anni fa e Ferrari era stato arrestato poco dopo aver messo a segno il colpo. Sia a Massa sia a Genova la condanna era stata identica, il giudice di appello aveva confermato in pieno il lavoro del suo collega apuano. A nulla è valsa la carta della cassazione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web