Il Tirreno

Vive a Casette, un’impresa fare le visite

di Manuela D’Angelo
Vive a Casette, un’impresa fare le visite

È anziano e malato, ma anche per le associazioni di volontariato è difficile raggiungerlo e accompagnarlo negli ambulatori

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di Manuela D’Angelo
MASSA. Avrebbe bisogno di recarsi nei vari ambulatori della città per importanti visite mediche, ma abita a Casette, il che rende problematico per le associazioni del territorio aiutarlo a raggiungere, con i mezzi del volontariato, gli ospedali.

L’odissea per curarsi di un pensionato di 84 anni, la racconta al Tirreno la figlia Piera Antonioli: «Nessuno vuole attaccare le associazioni di volontariato - inizia la donna - sappiamo che fanno molto e che hanno problemi di risorse e di personale; però mio padre ha bisogno di assistenza e insieme dovremmo trovare una soluzione. Siamo penalizzati perché viviamo in montagna». Tutto inizia quando l’uomo, Dante Antonioli, viene ricoverato per una polmonite al Noa, il 13 gennaio. Dopo un mese i medici gli permettono di tornare a casa, in via Polveriera a Casette, dove vive con la moglie. A Casette il paese si raggiunge soltanto salendo la ripida scalinata che costeggia la Casa del Popolo: una barriera architettonica per i non più giovani del paese.

«Hanno prescritto a mio padre - continua nel racconto la signora Piera - tre viste, l’esame pneumologico, quello cardiologico e quello neurologico ed è iniziata la nostra odissea. Il 15 marzo doveva recarsi a Montepepe, era un giovedì. Dalla settimana prima iniziai a contattare le associazioni del territorio perché lo venissero a prendere. Le ho chiamate tutte, ma quando sentivano la via di casa, e capivano che era a Casette, mi dicevano che non potevano occuparsi di mio padre. Alcune associazioni dicevano di non avere nessun mezzo a disposizione per quel giorno; altre che non avevano il personale adatto per trasportare mio padre lungo la scalinata; altri ancora si sono rifiutati sentendo soltanto che avrebbero dovuto arrivare fino a Casette». La prima visita alla fine viene coperta dalla Croce Azzurra ma, pare, soltanto perché la figlia Piera si è rivolta al Tribunale del malato: «Mi è dispiaciuto, ma non sapevamo come fare. Dopo la mia denuncia hanno accettato di venire a prenderlo, due volontari lo hanno caricato su una sedia a rotelle e lo hanno portato giù, aiutati anche da me, perché in due era troppo faticoso».

Nonostante la denuncia al Tribunale del malato, anche la seconda visita del signor Dante pare essere troppo complicata da organizzare; di nuovo la figlia Piera cerca associazioni che possano venire a prendere il padre, ma tutte si rifiutano. Alla fine è il 118 a venire in soccorso della famiglia Antonioli e viene contattata la Croce Rossa, che si reca con un mezzo ai piedi del paese. Il signor Dante, però, è costretto a scendere le scale da solo, secondo il racconto della figlia, perché c’è un solo volontario disponibile e non ha la sedia adatta per caricarlo in sicurezza.

Questa mattina è fissata la terza visita e di nuovo una settimana di tentativi e difficoltà.

Il problema del sostentamento delle associazioni di volontariato del territorio è molto serio, come pure la condizione di tanti cittadini anziani che oggi vivono nei paesi di montagna, la cui altitudine spesso diventa una barriera architettonica insormontabile. «Chiedo all’amministrazione- conclude la signora Piera- di mettere testa a questo problema, perché ci sono persone che soffrono e che hanno bisogno di aiuto anche quassù».

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