Il Tirreno

Affair Porto, in cinque a processo

di Chiara Sillicani
Affair Porto, in cinque a processo

CARRARA. Sarà oggetto di un processo l’affaire Piarda, la realizzazione del terrapieno di prolungamento della banchina Taliercio. Così ha disposto ieri mattina Domenico Provenzano, giudice dell’udienz...

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Sarà oggetto di un processo l’affaire Piarda, la realizzazione del terrapieno di prolungamento della banchina Taliercio. Così ha disposto ieri mattina Domenico Provenzano, giudice dell’udienza preliminare. È lui, infatti, ad aver deciso il rinvio a giudizio dei 5 indagati.

Dovranno difendersi di fronte al collegio Francesco Messineo, 49 anni di Salerno; Nicola Del Nobile originario di Manfredonia, 63 anni; Luigi Bosi, pisano del 1953; Andrea Boscolo Cucco, trentatreenne di Chioggia e Vittorio Maggiani, carrarino sessantenne. A rappresentare l’accusa in udienza preliminare il procuratore capo Aldo Giubilaro. È lui, infatti, che ha seguito l’inchiesta fin dai primissimi passi. Inchiesta che ha puntato la lente sul porto di Marina e, in particolare, sulla realizzazione di un terrapieno di oltre tremila metri cubi, prolungamento della banchina Taliercio e denominato Piarda. Secondo la Procura, infatti, quel prolungamento sarebbe stato realizzato abusivamente e avrebbe determinato una evidente trasformazione urbanistica ed edilizia dei luoghi (contravvenendo al decreto del presidente della Repubblica 380 del 2001). In particolare - stando alla tesi accusatoria - il terrapieno sarebbe stato realizzato in una zona sottoposta a vincolo e senza il parere obbligatorio del consiglio dei lavori pubblici. E a quella edificazione avrebbero concorso, nei rispettivi ruoli, l’allora presidente dell’autorità portale Francesco Messineo (difeso dallo studio Martini), Luigi Bosi che all’autorità era dirigente dell’area tecnico-demaniale e Andrea Boscolo Cucco, legale rappresentante della ditta che, secondo gli inquirenti senza autorizzazione e parere obbligatorio, ha realizzato l’opera. La Piarda, appunto. Il terrapieno - questa la tesi accusatoria - avrebbe alterato lo stato del paesaggio, contravvenendo anche al decreto legislativo che lo norma (4204).

Le violazioni sulla normativa in materia edilizia e paesaggistica vengono contestate, in concorso con Messineo, anche a Vittorio Maggiani, responsabile operativo delle aree portuali per conto della società “Porto di Carrara Spa”. Per gli illeciti edilizi e paesaggistici, nonostante abbia riconosciuto che per alcuni episodi risalenti al 2013 è intervenuta la prescrizione (le contravvenzioni si prescrivono in 4 anni), il gup ha disposto il rinvio a giudizio.

A processo anche per l’ abuso di ufficio che la Procura ipotizza per Messineo, Bosi e Nicola Del Nobile, segretario generale dell’autorità portuale. I tre - motivano gli inquirenti negli atti - avrebbero «esercitato abusivamente i poteri attribuiti dalla Legge», avrebbero «procurato intenzionalmente alla cooperativa San Martino (ditta che ha realizzato il terrapieno ndr) e alla società Porto di Carrara spa l’ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nella realizzazione dell’area (il terrapieno, appunto ndr) e nell’aver ricavato la società Porto di Carrara, da detta utilizzazione, un utile, quanto al solo anno 2015, pari a 95.006 euro». In particolare Bosi avrebbe rilasciato «abusivamente il nulla osta per l’esecuzione dei lavori», Del Nobile avrebbe invece rilasciato, sempre abusivamente, un nulla osta, secondo gli inquirenti senza data, necessario alla porto di Carrara Spa per svolgere attività commerciali nell’area della Piarda. Attività commerciali che - ipotizza l’accusa - sarebbero state ulteriormente favorite da due delibere del presidente Messineo il quale avrebbe anche emesso un’ordinanza ad hoc per modificare il regolamento dei servizi portuali e consentire che la Piarda fosse utilizzata dalla Porto per il deposito e la movimentazione di materiale lapideo. Insomma secondo la procura gli indagati, ciascuno per le proprie competenze e con diversi profili, avrebbero consentito la realizzazione di un terrapieno senza autorizzazioni e ne avrebbero poi permesso l’utilizzo a fini commerciali. Il terrapieno, sulla base di una sentenza del Tribunale del riesame che definiva giusto il sequestro, è stato demolito. E adesso tutti e cinque gli indagati dovranno difendersi a processo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web