La manifestazione
Espropri per il Noa: il Comune rischia oltre 700mila euro
Il contenzioso con una famiglia sulla valutazione dei terreni arriva in Cassazione e in ballo c’è un maxi indennizzo
MASSA. Finisce in Cassazione un vecchio esproprio eseguito dal Comune per alcuni terreni nella zona in cui è nato il nuovo ospedale. Era il 2012, quando la giunta si dovette costituire per la prima volta in giudizio contro i proprietari, una famiglia di architetti massesi, a cui erano stati espropriati quattro terreni utili per la futura viabilità interna del Noa e della rotatoria tra via Gorizia e viale Mattei.
Il decreto di esproprio fu emesso il 20 gennaio 2012: quei terreni (insieme a molti altri) servivano per affiancare all’ospedale unico la giusta viabilità. Sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana furono pubblicati i dati relativi ai terreni e il prezzo attribuitogli dal Comune di Massa. E fu allora che scoppiò il caso: molti dei proprietari fecero ricorso sostenendo che il prezzo al metro quadro era stato abbassato notevolmente, rispetto al costo di mercato. Tra questi casi ce n’è uno, però, particolarmente significativo, perché a fronte di una offerta di circa 198mila euro, presentata dal Comune, la Corte d’Appello di Genova ne ha calcolati oltre 900mila da indennizzare ai privati. Si tratta di quattro terreni, nell’area interna del Noa, tutti di proprietà di una società massese, costituita tra padre e figli. Il primo terreno (foglio 135, mappale 491) prevedeva, secondo le tabelle del Comune, un indennizzo di 166.207,08 euro; gli altri tre lotti (493,495 e 504) furono indennizzati con 198.640 euro. I proprietari fecero ricorso contro un costo, secondo loro, troppo basso. Il 18 dicembre 2017 la Corte di Appello si pronunciò sul terreno 491, accogliendo l’opposizione dei proprietari e determinando in 205.700 euro l’indennità di esproprio spettante ai ricorrenti; dieci giorni dopo uscì anche la sentenza relativa agli altri tre terreni e anche in questo caso fu accolta l’opposizione dei proprietari e il costo dell’indennizzo passò da 198.640 euro a 908.778. Una bella differenza. Lo scorso 23 gennaio sono state notificate all’ente entrambe le ordinanze e il Comune ha deciso di fare ricorso in Corte di Cassazione. Contemporaneamente si chiede la sospensione dell’esecuzione delle due ordinanze impugnate.
Manuela D’Angelo
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