Il Tirreno

Verve vince la battaglia delle camere

di Manuela D’Angelo
Verve vince la battaglia delle camere

MASSA. Liberi di ristrutturare. I lavoratori della Verve, la società che gestisce la ex colonia Fiat, oggi Torre Marina, hanno vinto la loro battaglia per ottenere una modifica al Regolamento...

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MASSA. Liberi di ristrutturare. I lavoratori della Verve, la società che gestisce la ex colonia Fiat, oggi Torre Marina, hanno vinto la loro battaglia per ottenere una modifica al Regolamento Urbanistico. La società aveva chiesto la possibilità di intervenire, con lavori di ristrutturazione sulle camerate all’interno del famoso cilindro con scale elicoidale della Torre, un’opera di grande valore architettonico, ma non più funzionale alle esigenze del turismo moderno.

L’incatenamento. Ieri pomeriggio l’ultimo atto della vicenda, con momenti trhiller: la discussione sull’osservazione al Regolamento presentata dalla società e sull’emendamento “correttivo” che avrebbe dovuto salvaguardare i numerosi posti di lavoro stava per saltare ancora una volta. A quel punto il vice presidente della Verve, Doriano Cranco, e Jacopo Fo (figlio del grande Dario), artista venuto, come già aveva fatto in passato, in soccorso degli amici titolari della struttura, si sono incatenati per protesta in aula. Un gesto clamoroso che ha però avuto l’effetto di fare sbloccare i lavori del consiglio e concludere alla fine positivamente l’iter che oggi porta Verve ad un importante risultato.

Nuove camere. La Verve, dopo l’approvazione del Ru, potrà mettere mano alle camere della struttura, che oggi sono aperte sulla spirale della torre. Le camerate potranno essere chiuse e diventare delle vere e proprie camere d’albergo, con la privacy necessaria per chiunque, anche per i ragazzi di oggi. I tempi della colonia, delle camere maschili, spazi comunicanti da cinque-sei posti, senza porte, dove dormivano insieme tutti i figli dei dipendenti della Fiat, sono finiti. Oggi la Torre Marina potrà reputarsi una struttura ricettiva e vendere le proprie camere ai turisti di ogni età e paese. Viceversa, come detto più volte in questi mesi di consiglio comunale, la Fiat rischiava di chiudere, non più sul mercato, non più in grado di reggere le esigenze dei turisti moderni.

L’emendamento salvifico. Siccome i progettisti del Ru avevano accolto soltanto parzialmente l’osservazione di Verve, rigettando la parte relativa alla ristrutturazione interna, c’è stato bisogno di un emendamento di 15 consiglieri comunali, che chiedesse di rivedere quella decisione. L’emendamento fu presentato dal consigliere Pd Stefano Alberti. La sua discussione fu rimandata la scorsa settimana a causa dell’infortunio del dirigente VenicioTicciati, che doveva darne il parere scritto e ieri pomeriggio avrebbe dovuto essere discusso. Invece, il consigliere Alberti, a sorpresa, ieri mattina lo ha ritirato, per presentarne un altro, senza la firma dei colleghi, leggermente modificato, ma in una parte essenziale: “Scrivere che venga salvaguardata la trasparenza e la continuità degli spazi interni crea solo equivoci e non tutela nessuno”. Questa frase è stata cancellata, perché, secondo Alberti, rendeva dubbiosi gli interventi diretti sul corpo centrale della Torre. Il dirigente Ticciati ha dato parare positivo al secondo emendamento, che poi è stato votato in consiglio: tutti favorevoli, due astenuti (Luana Mencarelli e Giorgio Raffi).

L’epilogo. Cranco e Fo a quel punto hanno sciolto le catene, i dipendenti della Verve hanno applaudito, poi urlato dalla gioia fuori dal consiglio. Le prossime stagioni sono salve.

Rimangono tuttavia alcuni punti fermi a salvaguardia dell’identità della strutura: il corpo centrale della Torre non può essere toccato esternamente, perché bene storico; il 25% di volumetria per realizzare “residenziale” (cioè appartamenti) è, come per le altre colonie, concessi solo sui corpi minori che fanno parte del patrimonio Verve, circa 800 metri quadrati, di cui però la società al momento non vuole usufruire. Il progetto dovrà essere presentato agli uffici al termine dell’iter urbanistico. Va da sé che, se il Ru non dovesse essere adottato, salterebbe anche il progetto della Verve.

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