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Legambiente boccia Cava Faggeta

Legambiente boccia Cava Faggeta

In un documento si chiede con forza una moratoria alla riattivazione delle cave dismesse: «Corsa da stroncare»

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CARRARA. In merito al caso della richiesta di riaprire Cava Faggeta, Legambiente Carrara ha scritto una lettera aperta al sindaco Francesco De Pasquale, all’Assessore al marmo Alessandro Trivelli, all’Assessore all’Ambiente Sarah Scaletti, ai dirigenti Franco Fini, Maurizio Bruschi e Luca Amadei.

Nel documento, si afferma: «Serve una moratoria sulla riattivazione delle cave dismesse, quella della riattivazione delle cave dismesse è una corsa da stroncare».

Si afferma fra l’altro: «A fine gennaio la ditta Lav srl ha presentato la richiesta di riattivazione della cava Faggeta, sita nel bacino di Pescina-Boccanaglia (Torano), dismessa da circa 30 anni. Sebbene la L.R. 65/2014 “Norme per il governo del territorio” stabilisca (art. 113, comma 1) che, in assenza del Piano Attuativo di Bacino Estrattivo (Pabe), non sono ammesse né l’apertura di nuove cave né la riattivazione di cave dismesse, il successivo Piano di Indirizzo Territoriale (Pit, All. 5, comma 10) ha stabilito che, fino all’approvazione dei Pabe, è consentita la riattivazione di cave dismesse per volumi non superiori al 30% di quanto consentito nell’ultima autorizzazione».

Secondo Legambiente però la richiesta della Lav deve essere respinta «poiché potrebbe rivelarsi in stridente contrasto con il Pabe attualmente in corso di redazione. Quest’ultimo, infatti, nell’ottica di uno sfruttamento razionale della risorsa marmo o della tutela dell’ambiente (ad es. delle sorgenti), potrebbe compiere scelte incompatibili con la richiesta presentata. A titolo d’esempio, per le cave in galleria potrebbe richiedere una resa in blocchi superiore al 25%, oppure potrebbe escludere la possibilità di riattivazione delle cave dismesse o, addirittura, escludere dalle aree estrattive l’intero bacino di Pescina-Boccanaglia o una sua parte».

E ancora: «Proprio il tentativo di sfuggire ai vincoli dei Pabe spiega perché nelle Apuane si sia scatenata la corsa di molte aziende a chiedere la riattivazione di cave dismesse, approfittando dello spazio aperto dal Pit per casi particolari. La partita in gioco è evidente: si cerca di accaparrarsi diritti acquisiti condizionando preventivamente i Pabe e pregiudicandone le future scelte territoriali». Da qui alcune richieste all’amministrazione comunale di Carrara: accelerare la redazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi –stimolando la massima partecipazione della città– e, nelle more della loro approvazione; introdurre una moratoria alla riattivazione delle cave dismesse. «Nel caso specifico della cava Faggeta, nel preannunciare che presenteremo anche le osservazioni tecniche al piano di coltivazione, richiamiamo l’attenzione su alcuni aspetti delicati che, comunque, suggeriscono di respingere fermamente la richiesta di riattivazione: la titolarità del mappale comprendente la cava è della Sam srl, che lo ha affittato alla Lav; si ricorda che l’art. 7 del regolamento degli agri marmiferi stabilisce che «Il concessionario non può concedere ad altri soggetti la coltivazione della cava che è tenuto ad esercitare direttamente. Sono perciò vietati l’affitto della cava, la subconcessione in qualsiasi forma e l’appalto della coltivazione»; il mappale della cava non è registrato come agro marmifero comunale, ma come bene estimato; perciò, allo stato attuale, non pagherebbe al comune il canone di concessione. gli studi scientifici e le prove con traccianti sulle cave vicine mostrano che la cava rappresenta una concreta minaccia per le sorgenti Carbonera e Gorgoglio».

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