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«Presentiamo domanda uniti»

«Presentiamo domanda uniti»

CARRARA. «Costruiamo yacht da 40 metri, quest’anno ne abbiamo già varato uno e ci aspettiamo di completarne altri tre. Diamo lavoro a 20 dipendenti diretti e a 150 persone nell’indotto. Non abbiamo...

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CARRARA. «Costruiamo yacht da 40 metri, quest’anno ne abbiamo già varato uno e ci aspettiamo di completarne altri tre. Diamo lavoro a 20 dipendenti diretti e a 150 persone nell’indotto. Non abbiamo mai chiesto niente ma siamo stanchi di operare nel porto come fossimo scappati di casa»: si è aperto così l’intervento all’incontro dedicato alla nautica organizzato dalla Camera di Commercio di Diego De Prati, amministratore delegato dei Cantieri Cerri, che ha proseguito dando testimonianza di quello che potrebbe essere ribattezzato “un varo da incubo” a cui l’ad ha assistito con i suoi stessi occhi: «L’abbiamo potuto fare grazie a una chiatta che ci è costata 250 mila euro. Abbiamo perso 15 giorni di tempo e per ultimare i controlli del caso, siamo dovuti andare alla Spezia, perché a Marina di Carrara non c’era spazio» ha testimoniato il manager rivelando che il suo cantiere «avrebbe grandi possibilità a patto di poter usufruire di un travel lift e di poter utilizzate gli spazi del porto per le operazioni “after sale”, vale a dire collaudi e controlli che portano indotto e lavoro al territorio».

Identica, ma con toni ancora più forti, la testimonianza di Lorenzo Lorenzini, direttore di Effebi Spa: «È da quando costruivamo gozzi su viale Zaccagna, nel 1974, che chiediamo un travel lift. E siamo ancora allo stesso punto. A Marina di Carrara ci hanno chiesto 22mila euro per un varo e altrettanto per un alaggio. A Viareggio abbiamo pagato 3mila euro per ciascuna delle operazioni e dunque adesso il refitting lo facciamo solo negli stabilimenti che abbiamo là» ha raccontato il carrarese. Effebi ha tre cantieri sul territorio apuano: in quello che sorge dove un tempo c’era la Dalmine, nel 2004, «è stato costruito il più grande scafo in vetroresina del mondo. Da allora ne abbiamo realizzati altri 14. Ma ogni volta metterli in mare è una tragedia». Sì perché al porto di Marina di Carrara, racconta il direttore, «anche se prenoti il varo alle 8 devi aspettare le 13 o le 14 per iniziare le operazioni che, normalmente richiedono mezz’ora. Manca sempre qualcosa, le fasce, i bilancini... “sembra di essere nel terzo mondo” commentò una volta un finanziere mentre assisteva alle operazioni sulle motovedette che costruiamo per le Fiamme Gialle» . Il direttore come un fiume in piena ha riferito che anni fa «per un capannone in zona industriale ci chiesero 450 euro al metro quadro. Allora siamo andati a Pisa, dove ci hanno steso il tappeto rosso: il nostro stabilimento l’abbiamo fatto là, con 20mila euro, e ora ci lavorano 300 addetti» sottolineando come, la scarsa “accoglienza” che il nostro territorio riserva alla nautica, si traduce poi in una fuoriuscita di posti di lavoro.

Al termine dell’incontro De Prati e Lorenzin hanno ipotizzato una richiesta congiunta per aggiudicarsi alcuni spazi all’interno del porto dove installare il travel lift. Magari insieme ad altre aziende.

(C. C)

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