Attenzione
«Michelangelo in Versilia, permanenza forzosa»
CARRARA. Non si ferma il dibattito su Michelangelo alla luce delle annunciate celebrazioni in terra di Versilia. A prendere parola è lo storico avenzino Pietro Di Pierro. «L’ ex sindaco di...
CARRARA. Non si ferma il dibattito su Michelangelo alla luce delle annunciate celebrazioni in terra di Versilia. A prendere parola è lo storico avenzino Pietro Di Pierro. «L’ ex sindaco di Pietrasanta, che è personaggio stimato, quando le cronache nazionali inciampavano sulla “Bussola di Viareggio” o su “Twiga e Versiliana di Forte dei Marmi”, insorgeva pubblicamente, precisando che erano a Marina di Pietrasanta- scrive Di Pierro - A chi minimizzava, scomodando il solito campanilismo, replicava con una battuta: che era molto amico del sindaco del Forte, ma quello si chiamava Buratti e lui Mallegni. Quindi nessuna guerra sulla presenza di Michelangelo in Versilia tra l’aprile del 1518 e il Marzo 1520 ma, siccome in un’ epoca in cui è importante “perforare lo schermo” e, una volta bucato, da quel buco passa di tutto, non vorremmo più leggere sui giornali o sentire in televisione, che i marmi del David e della Pietà provengono dall’Altissimo o giù di lì».
«Per quanto riguarda le colonne per San Lorenzo, che sarebbero state estratte in Trambiserra, bisogna fare attenzione- continua Di Pierro - E’ la biografia del Condivi, il quale scrive vent’anni dopo i fatti, a dire che dalla Versilia a Firenze era arrivata una sola colonna e tre erano rimaste alla Marina. In realtà da una lettera di Pietro Urbano, procuratore di Michelangelo in Carrara nel 1519 (epoca dei fatti), si evince che presso Torano era stato estratto un blocco enorme, dal quale si potevano ricavare tre o quattro colonne. Poiché il marmo era un po’ scuro, gliene inviava una perché decidesse il da farsi. Lo stesso Vasari, in seguito, confermerà che le colonne per San Lorenzo erano state estratte a Carrara». «Quindi la breve permanenza “forzosa” di Michelangelo in Versilia, nel cavar marmi ha prodotto ben poco, viste le difficoltà di accesso (per cui due cariche di lizza finirono in fondo ad un canalone). Nel frattempo, anche in sua assenza, i suoi procuratori, prima Donato Benti e poi Pietro Urbano, continuavano a rifornire il maestro a Carrara, dove temporaneamente tornava anch’esso per controllare il lavoro - conclide Di Pierro - Per le difficoltà incontrate subito nelle cave medicee scriveva testualmente al fratello Buonarroto: “Oh maledetto mille volte el di e l’ora che io mi partì da Carrara! Quest’ è cagione della mia rovina: ma io vi ritornerò presto”».
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