Il Tirreno

Carletto Marconi: 37 anni di politica e di vita in Lunigiana

di Cristiano Borghini
 Carletto Marconi: 37 anni di politica e di vita in Lunigiana

Il sindaco di Bagnone si racconta dal 1980 ad oggi «Mai vista la longevità politica come forma di potere»

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di Cristiano Borghini
BAGNONE. Carletto Marconi, primo cittadino di Bagnone, è uno dei decani della politica lunigianese, con la sua prima presenza in giunta nel 1980. Trentasette anni di vita politica ed amministrativa.

Com’è cambiata la politica in questi 37 anni?

«È cambiata radicalmente. 37 anni fa si entrava in politica con un’ideologia, chi arrivava a fare politica aveva le idee molto precise, che si configuravano nella contrapposizione dei due blocchi: democratico-cristiano e marxista-leninista. Il confronto era serio e pacato, con il pieno rispetto dell’avversario. Nel corso del tempo questi blocchi sono venuti meno, mutando anch’essi, completando la trasformazione quando si è arrivati all’elezione diretta dei sindaci e dei Presidenti di Provincia. Adesso c’è solo il culto della persona».

E il modo di amministrare? «Il modo di amministrare ancora di più. Quando iniziai chi entrava a fare parte di un’amministrazione aveva un bagaglio di preparazione e palestra politica, vivendo la vita all’interno dei circoli imparavi ad amministrare. Questo nasceva da un confronto costante tra partito ed amministrazione. Il partito dettava la linea politica e l’amministrazione faceva da tramite sul territorio. Questo meccanismo è venuto meno. Chi arriva ad amministrare senza esperienza o preparazione fa male al territorio, prometterà sempre più di quanto riuscirà a fare. Dal punto di vista economico le amministrazioni avevano risorse, a fine anno c’era sempre un avanzo. Oggi accade l’opposto».

Come si può far tornare a partecipare la comunità alla vita politica attiva?

«Non avere più i partiti come punti di riferimento è la causa principale della disaffezione. Chi amministra impiega quasi la totalità del tempo in impegni amministrativi e burocratici, manca il tempo per confrontarsi con la popolazione. La raccolta e l’ascolto è il compito di un partito, oggi si tende a demandare agli amministratori. Bisogna tornare vicino alla gente. Le assemblee dei partiti erano partecipate e questo creava una cassa di risonanza delle necessità della comunità, riuscendo a comprendere quali fossero le criticità. Occorre ripartire da questo metodo».

Cosa ha aggiunto e cosa le ha tolto il suo impegno in politica?

«La politica ha consentito di arricchire il mio bagaglio culturale, aiutandomi a confrontarmi con le persone, maturando esperienze che ho sempre messo a disposizione a beneficio di Bagnone. Cercherò di trasmetterla anche a coloro i quali si affacceranno alla vita politica e amministrativa. Alcuni associano la longevità politica al potere, io questa associazione non l’ho mai fatta. È stato un servizio ai miei concittadini. Il rammarico è sicuramente aver tolto tempo alla mia famiglia che rimane e rimarrà sempre la mia stella polare».

Come vede Bagnone tra dieci anni?

«Bagnone è un piccolo borgo e va preservato. Confido che nei prossimi dieci anni si prenda coscienza di questo. Le amministrazioni passate hanno sempre cercato di prevenire lo spopolamento. Lo fece Negrari con la creazione degli istituti professionali. Il futuro di Bagnone risiede nella prosecuzione di questo percorso, ma deve guardare al turismo e all’agricoltura per potersi rilanciare. Ci sono già segnali di ripresa, lo vediamo con la presenza di dieci nuove aziende agricole insediatesi lo scorso anno, ma bisogna fare di più. I prodotti tipici e la diffusione delle nostre eccellenze sono cose su cui bisogna puntare. Inoltre maggiore sarà la superfice coltivata, maggiore sarà l’occupazione. Un’arma in più, che spero possa essere ulteriormente potenziata è il marchio Mab Unesco, che certifica l’alto equilibrio tra uomo e natura, diventando vettore di rilancio turistico locale».

La Lunigiana sta iniziando a perdere di vista i campanili, riuscirà ad abbatterli?

«I campanili sarà molto difficile riuscire ad abbatterli. Le unioni dei comuni potrebbero essere veicolo di questo processo. La nostra è troppo grande, ricomprende un’area che da Zeri giunge a Fosdinovo. Occorrerebbe crearne di più piccole. In questa maniera si migliora l’accorpamento dei servizi, vestendoli su misura al territorio. Solo in questa maniera riusciremo a superare i campanili».

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