Il Tirreno

«Sul Lavello lavori senza autorizzazioni»

«Sul Lavello lavori senza autorizzazioni»

I dubbi di Cavazzuti (Prc) che parla di mancato inserimento del torrente fra le aree bonificate

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MASSA. Dubbi sull’esecuzione dei lavori di manutenzione all’interno del torrente Lavello: «Si scava per asportare i sedimenti dall’alveo, lavori consentiti dalla legge soltanto per siti inseriti nella Banca dati regionale delle bonifiche (Sisbon), e il Lavello pare non sia questo elenco». A sollevare la questione è il consigliere comunale di Rifondazione Nicola Cavazzuti, presidente della commissione Ambiente, che ha raccolto tutti i dati, le certificazioni e le risposte dategli da Arpat, a cui ha scritto per chiedere spiegazioni.

«Da circa due mesi- inizia Cavazzuti- sono iniziati i lavori di manutenzione straordinaria sul torrente Lavello condotti dal Consorzio di Bonifica Toscana Nord e relativi all'asportazione dei sedimenti di fondo nei tratti dell'alveo del Fosso». Si parla di 900mila euro, più altri 100mila euro stanziati dal Consorzio di Bonifica Toscana Nord, per asportare circa 5mila tonnellate di materiale. «Nel computo metrico del progetto esecutivo- continua Cavazzuti- si sa già che quel materiale è classificabile come fanghi di dragaggio ed è quindi stato definito il loro costo di smaltimento. Ma ne siamo così certi?». Secondo Cavazzuti, la certezza non c’è visto che alla lettura dei documenti del progetto esecutivo non risulta che il Lavello sia inserito nella Banca Dati Regionale delle bonifiche, ma risulta invece ancora in “fase di caratterizzazione”. Per essere precisi, il ministero dell’Ambiente, nel 2010, prescrisse la caratterizzare del torrente con il coinvolgimento di Arpat e il piano fu approvato ma mai eseguito. E Arpat conferma al consigliere Cavazzuti che “Il piano di caratterizzazione non è mai stato eseguito”. Nonostante questo i lavori al Lavello sono in corso. Eppure, la legge regionale 25 del 1998, che in questi anni ha subito diverse modifiche a seguito dell'aggiornamento della normativa in tema di bonifiche, all'articolo 13 comma 6, afferma che “le aree rientranti nell'elenco regionale, Sisbon, devono avere il certificato di bonifica prima di poter essere utilizzate” cioè prima di poter subire delle modifiche ed alterazioni.

«È lecito presumere- commenta Cavazzuti- che l'opera di manutenzione straordinaria a cui è sottoposto oggi il torrente Lavello crea modifiche al suo assetto e pertanto la procedura prevista dalla legge dovrebbe essere messa in piedi. Cioè, la logica, oltre che la legge, vorrebbe che si procedesse prima alla caratterizzazione del materiale e poi alla sua classificazione per determinarne il costo di smaltimento. Al Lavello si è stabilito si trattasse di fanghi di dragaggio, per un costo di smaltimento di un milione di euro, senza che la caratterizzazione sia mai avvenuta». Lo scorso 28 febbraio Cavazzuti ha scritto nuovamente ad Arpat per avere un parere sulla correttezza della procedura dei lavori intrapresi dal Consorzio di bonifica. L’Arpat ha riposto che il caso verrà trasmesso all’autorità competente, specificando che “in merito alla esecuzione dell’opera, Arpat non è stata chiamata in causa con richiesta di pareri". «Trovo singolare- conclude Cavazzuti- che per un torrente come il Lavello, nell'occhio del ciclone per le connessioni con la falda sotto la Farmoplant, non si sia chiesto l'intervento di Arpat. La problematica esiste, sia quella che mi pare certificata dal ministero ben 8 anni fa, e ancora in sospeso nonostante le sollecitazioni, sia quella di pericolosità idraulica che l'intervento della Regione vorrebbe ridurre. Qualche risposta ai miei dubbi sarebbe lecita».

Manuela D’Angelo

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