Il Tirreno

Duplice omicidio: il 12 aprile la Cassazione

La suprema corte ha fissato la data del processo. La difesa chiede le attenuanti, l’accusa le aggravanti

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MASSA. La Cassazione ha fissato la data del processo per il duplice omicidio di Natale: il 12 aprile Andrea Mazzi, condannato a trent’anni a Massa e a Genova per aver ucciso a coltellate Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria la notte del 25 dicembre del 2013, conoscerà quale sarà la sua pena definitiva. L’accusa ha sempre chiesto l’ergastolo, ma i giudici di primo grado e appello hanno sempre detto di no alle agravanti contestate dal sostituto procuratore Rossella Soffio (a Massa) e dal procuratore generale Pio Macchiavello (a Genova).

Merito del legale di Mazzi, l’avvocato Enzo Frediani, che ha dimostrato come quei delitti non furono premeditati ma frutto di una tragica casualità. Senza le aggravanti era impossibile dare l’ergastolo per la corte: i giudici di Genova, come quelli di Massa, hanno escluso «le contestate aggravanti e le attenuanti generiche». Mazzi non è partito da casa con il coltello per uccidere Fruzzetti e Baria, girava armato perché era stato coinvolto in risse e aveva paura della vendetta di quelli di Castagnara. Le vittime si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anche l’aggravante della crudeltà (per l’omicidio Baria) non è stata riconosciuta, perché se è vero che è stato raggiunto da otto coltellate è anche vero che era in mezzo a una rissa dove c’era già stato un morto e dove un altro ragazzo (il fratello di Fruzzetti) era stato ferito seriamente. Restava l’aggravante dei futili motivi: «Mazzi era coinvolto nella rissa e si stava difendendo perché dall’altra parte erano di più», ha sottolineato Frediani durante la sua arringa. Come ha raccontato in aula uno dei testi chiave dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Soffio (Frank Della Pina, ferito nel tentativo di mettere pace).

Se ne parlerà il 12 aprile. Il ricorso alla suprema corte è stato fatto sia dalla procura generale sia dalla difesa. La prima perché crede che il massimo della pena sia la giusta condanna, l’altra perché vuole tentare di strappare le attenuanti generiche per l’imputato. E se a Frediani riuscirà questa mossa potrebbe ottenere un forte sconto della pena. Dai 30 si potrebbe passare ai 24 anni. Tra poco più di un mese la cassazione dirà come la pensa.

Resta ancora da fissare invece la ripetizione del processo di appello di quello che era stato ritenuto il suo complice, Adil Amroui. Il giovane era stato condannato in primo e secondo grado a dieci anni per concorso al delitto di Fruzzetti. A luglio però la suprema corte ha cancellato ogni certezza: il processo d’appello ad Amroui è da rifare. I giudici hanno stabilito che «non ci fu il «concorso anomalo» del giovane italomarocchino nell’omicidio di Andrea: «Adil non sapeva che il killer avesse un’arma con sé e quindi non poteva prevedere che la usasse per colpire a morte il giovane montignosino (e anche Enrico Baria)», hanno scritto i magistrati accogliendo il ricorso dell’avvocato dell’imputato, Giorgio Zunino, e chiedendo alla corte di appello di Milano (Genova ne ha una sola ed è quella che ha già giudicato Amroui) di rifare il processo. Quando non si sa ancora.

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