Il dolore
«Dai centri per l’impiego una risposta straordinaria»
CARRARA. 29 addetti dispiegati nei tre centri per l’impiego della provincia, uno staff che per rispondere alle 1248 domande presentate dai cittadini della provincia, ha svolto per tre giorni orario...
CARRARA. 29 addetti dispiegati nei tre centri per l’impiego della provincia, uno staff che per rispondere alle 1248 domande presentate dai cittadini della provincia, ha svolto per tre giorni orario continuato, senza nemmeno fare la pausa pranzo. Marina Babboni, dirigente della Regione Toscana, responsabile dei servizi per il lavoro di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia replica con i numeri all’accusa di scarsa organizzazione degli sportelli nella gestione del piano integrato per l’occupazione (Pio).
«Abbiamo convogliato in questa attività tutto il personale che avevamo a disposizione e loro sono stati fantastici, non hanno nemmeno fatto la pausa pranzo» conferma la dirigente. Secondo Babboni dunque «a questa affluenza straordinaria i centri per l’impiego hanno risposto con un’organizzazione straordinaria». I numeri snocciolati dalla dirigente lo confermano: «A Massa sono state presentate 430 domande di adesione al piano, a Carrara 402, ad Aulla 416». A riceverle la Regione ha dispiegato 29 persone: «8 operatori e 5 addetti all’accoglienza a Massa, 5 operatori e 3 addetti all’accoglienza a Carrara e lo stesso per Aulla» precisa Babboni. Le cifre spiegano, da sole, le ragioni che hanno causato i ritardi segnalati da Federica Malatesta allo sportello di Carrara (vedi articolo a parte): quel aveva 5 dipendenti in meno rispetto a Massa ma il numero di domande è stato praticamente lo stesso, con appenna 28 pratiche in più al Centro per l’impiego di oltre Foce.
La dirigente sottolinea però un’informazione fondamentale: «La data del colloquio non condiziona in alcun modo le possibilità di accedere al piano. Anzi posso dire fin d’ora che tutti coloro che hanno avuto accesso alla “profilazione” saranno inserite nel Pio». Insomma chi ha “preso il numero” che da diritto all’appuntamento per l’aggiornamento del profilo occupazionale è certo di entrare nel percorso previsto dal Piano. «Che non è- ricorda la dirigente - una misura sociale». Una precisazione fondamentale per la responsabile del Servizi per il lavoro della Regione: «Si tratta di un iter attraverso il quale i centri per l’impiego prendono in carico i cittadini occupabili, a cui viene chiesto di attivarsi per trovare un lavoro, dando la disponibilità a partecipare a corsi di formazione, seminari e ad aggiornare il proprio curriculum. Non si tratta solo di prendere 500 euro al mese per sei mesi» insiste Marina Babboni, assolutamente decisa a evidenziare la netta differenza tra “sussidio sociale” e “politica attiva per il lavoro”. Quanto all’operato dei “suoi centri” la dirigente conclude: «Hanno fatto una performance incredibile per gestire una situazione che ancora una volta dimostra quanta sete di lavoro c’è nella provincia apuana».
Cinzia Chiappini
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